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AI Act: cosa dice la legge europea sull’intelligenza artificiale (e cosa cambia dal 2 agosto 2026)

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Se lavori in un’azienda italiana e usi ChatGPT per scrivere email, un chatbot per rispondere ai clienti o uno strumento come Midjourney per produrre immagini, probabilmente ti sei già imbattuto nel nome AI Act.

L’AI Act è la prima legge al mondo a regolamentare in modo organico l’intelligenza artificiale. Non è un provvedimento nato dal nulla nel 2026: è un percorso che l’Unione Europea ha costruito per gradi a partire dal 2024, con scadenze diverse a seconda del tipo di sistema di IA. In questo articolo proviamo a fare chiarezza su come funziona davvero la normativa, cosa cambia dal 2 agosto 2026 e cosa significa in pratica per chi lavora, ad esempio, in una PMI o in un’agenzia che produce contenuti

Indice

  • Cos’è l’AI Act
  • Perché l’Unione Europea ha deciso di regolamentare l’IA
  • Un approccio basato sul rischio
  • Cosa cambia dal 2 agosto 2026
  • Cosa significa per chi lavora con contenuti e marketing
  • Cosa significa in termini organizzativi
  • Le scadenze in sintesi
  • Domande frequenti sull’AI Act

Cos’è l’AI Act

L’AI Act, formalmente Regolamento (UE) 2024/1689, è il primo quadro giuridico completo al mondo dedicato all’intelligenza artificiale. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e stabilisce, come chiarisce la Commissione europea, regole basate sul rischio: più un sistema di IA può incidere sulla vita delle persone, più stringenti sono gli obblighi previsti per chi lo sviluppa e per chi lo utilizza.

L’obiettivo dichiarato non è frenare l’innovazione, ma dare a persone e imprese la certezza di poter usare sistemi di IA sicuri e affidabili. Per chi vuole approfondire, la Commissione mette a disposizione la piattaforma informativa unica dell’AI Act, pensata anche per le piccole e medie imprese.

Perché l’Unione Europea ha deciso di regolamentare l’IA

La maggior parte dei sistemi di intelligenza artificiale non comporta rischi particolari e può anzi essere utile, dalla diagnosi medica alla gestione del traffico. Alcuni utilizzi, però, possono avere conseguenze indesiderate difficili da individuare con gli strumenti normativi esistenti: capita, ad esempio, che non sia facile ricostruire perché un sistema di IA ha prodotto una determinata previsione o decisione. La normativa sulla protezione dei dati offre già alcune tutele, ma non era pensata per le caratteristiche specifiche dell’intelligenza artificiale, ed è per questo che l’Unione ha scelto di introdurre un quadro dedicato.

Un approccio basato sul rischio

L’AI Act classifica i sistemi di IA in quattro livelli di rischio, dal più basso al più alto.

piramide dei 4 rischi della AI Act

Rischio inaccettabile

Sono vietati in modo assoluto, dal 2 febbraio 2025, gli usi dell’IA considerati più pericolosi per le persone: ad esempio i sistemi che manipolano il comportamento in modo dannoso, quelli che assegnano un punteggio sociale ai cittadini, o il riconoscimento facciale ottenuto raccogliendo indiscriminatamente immagini dal web.

Rischio alto

Riguarda i sistemi di IA usati in ambiti delicati, come la selezione del personale, l’accesso a servizi pubblici essenziali o la valutazione dell’affidabilità creditizia. Per questi sistemi la legge chiede requisiti più rigorosi prima che possano essere messi sul mercato: qualità dei dati usati, documentazione tecnica, supervisione umana e maggiore trasparenza verso chi li utilizza.

Rischio limitato: gli obblighi di trasparenza

Riguarda i sistemi che, pur non essendo ad alto rischio, richiedono comunque che le persone sappiano di trovarsi davanti a una macchina: è il caso, tipico, dei chatbot. Chi genera contenuti con l’IA deve inoltre rendere questi contenuti riconoscibili come tali, ad esempio nel caso dei deepfake. Questi obblighi diventano pienamente applicabili dal 2 agosto 2026.

Rischio minimo o nullo

È la categoria in cui rientra la maggior parte dei sistemi di IA oggi in uso, dai filtri antispam ai videogiochi basati su IA: per questi strumenti la legge non introduce obblighi specifici.

Cosa cambia dal 2 agosto 2026

Il 2 agosto 2026 è la data in cui l’AI Act diventa pienamente operativo: da questo momento si applicano gli obblighi di trasparenza verso gli utenti e diventa pienamente attivo il sistema di controlli e sanzioni per chi non rispetta le regole già in vigore, con massimali che per le violazioni più gravi arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo dell’azienda.

Nel corso del 2026 il calendario è stato in parte rivisto. Con il Digital Omnibus, un pacchetto di semplificazione approvato in via definitiva dal Parlamento europeo il 16 giugno 2026 e adottato formalmente dal Consiglio UE il 29 giugno 2026, sono stati rinviati gli obblighi più impegnativi, quelli sui sistemi ad alto rischio, per dare più tempo alle imprese di adeguarsi. Il testo attende ora solo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, dopo la quale entrerà in vigore nel giro di pochi giorni, come riportato anche da Diritto Bancario.

Gli obblighi per i sistemi ad alto rischio slittano quindi al 2 dicembre 2027 nella maggior parte dei casi, e al 2 agosto 2028 per quelli integrati in prodotti già regolamentati come giocattoli o dispositivi medici. Il Digital Omnibus introduce anche un nuovo divieto, quello sui sistemi che generano contenuti sessuali non consensuali (i cosiddetti software di “nudificazione”), in vigore dal 2 dicembre 2026, ed estende alcune semplificazioni già previste per le piccole e medie imprese anche alle cosiddette small mid-cap, cioè le aziende con un numero di dipendenti tra 250 e 749 e un fatturato fino a 150 milioni di euro.

È facile leggere questi rinvii come un liberi tutti, ma non lo sono. Riguardano una categoria specifica di sistemi, quelli ad alto rischio appunto, non l’intera normativa. Gli obblighi di trasparenza del 2 agosto 2026 restano confermati e toccano una platea molto più ampia di quanto si pensi: qualunque organizzazione che usi un chatbot nel servizio clienti, generi contenuti sintetici per il marketing o adotti strumenti di scrittura o produzione di immagini automatizzata rientra in questo perimetro, a prescindere dalle sue dimensioni.

C’è poi un pezzo della normativa che per molte aziende italiane passa sotto silenzio, quello sui grandi modelli di IA (i cosiddetti GPAI, come i modelli alla base di ChatGPT, Copilot o Gemini), in vigore già dall’agosto 2025.

Chi sviluppa questi modelli deve rispettare requisiti di documentazione tecnica, trasparenza sui dati di addestramento e gestione dei rischi più significativi. Quasi nessuna PMI italiana sviluppa modelli di questo tipo: la maggior parte li utilizza attraverso fornitori tecnologici, quindi l’effetto è indiretto. Ma è comunque reale.

Cosa significa per chi lavora con contenuti e marketing

Gli obblighi di trasparenza in vigore dal 2 agosto 2026 sono concreti e facilmente verificabili. I sistemi conversazionali, come i chatbot, devono rendere riconoscibile all’utente il fatto di star interagendo con una macchina, salvo i casi in cui questo sia già evidente dal contesto. I contenuti generati o modificati con l’IA, che si tratti di audio, immagini, video o testo, devono riportare una marcatura tecnica che ne consenta il riconoscimento. I deepfake vanno dichiarati come tali, e chi utilizza sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare preventivamente le persone coinvolte.

Questo aspetto riguarda da vicino chi lavora nella comunicazione e nel marketing, un settore che oggi fa un uso intensivo di IA generativa per testi, immagini, video, personalizzazione delle campagne e profilazione del pubblico. La buona notizia è che la maggior parte degli usi tipici di un’agenzia, la generazione di un testo o di un’immagine per un post, rientra nel rischio minimo e non comporta obblighi specifici oltre al buon senso. La situazione cambia quando l’IA viene usata per profilare il pubblico, personalizzare contenuti su base comportamentale o gestire un chatbot sul sito: qui scattano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, e se si arriva a usare l’IA per selezioni o valutazioni automatizzate delle persone si può entrare nel perimetro dell’alto rischio.

In pratica, un’agenzia che genera contenuti con Midjourney o produce testi con un modello linguistico non deve preoccuparsi più di tanto, mentre un’agenzia che gestisce un chatbot per un cliente o costruisce sistemi di scoring e profilazione avanzata deve iniziare a documentare quello che fa.

Cosa significa in termini organizzativi

La parte più impegnativa, più che tecnica, è spesso organizzativa. Mettersi in regola richiede il coinvolgimento di più funzioni aziendali, non solo di chi si occupa di tecnologia: informatica, ufficio legale, risorse umane e marketing devono lavorare insieme.

In pratica, questo significa definire policy interne sull’uso dell’IA, documentare la formazione del personale (obbligatoria fin dal febbraio 2025) e mantenere un elenco aggiornato dei sistemi di intelligenza artificiale realmente in uso in azienda, anche per la loro tracciabilità ai fini della normativa sulla protezione dei dati.

In Italia, tra le autorità competenti individuate per la vigilanza rientra anche l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN): avere questa documentazione pronta riduce il rischio di trovarsi impreparati in caso di controllo.

Le scadenze in sintesi

dATAcOSA SUCCEDE
1 agosto 2024Entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1689
2 febbraio 2025Divieti sulle pratiche di IA a rischio inaccettabile + obbligo di alfabetizzazione AI
2 agosto 2025Obblighi per i grandi modelli di IA (GPAI) e avvio della governance europea
2 agosto 2026Obblighi di trasparenza verso gli utenti e piena applicazione generale del Regolamento
2 dicembre 2026Termine per la marcatura tecnica dei contenuti sintetici già sul mercato; divieto delle app di “nudificazione”
2 dicembre 2027Obblighi per i sistemi di IA ad alto rischio in settori sensibili (biometria, istruzione, occupazione, migrazione)
2 agosto 2028Obblighi per i sistemi di IA ad alto rischio integrati in prodotti già regolamentati (giocattoli, ascensori, dispositivi medici)

Il Digital Omnibus è stato approvato in via definitiva da Parlamento e Consiglio UE; le date sopra indicate diventeranno pienamente vincolanti con la pubblicazione del testo nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, attesa nelle prossime settimane.

FAQ

È il Regolamento (UE) 2024/1689, la prima normativa europea completa sull’intelligenza artificiale, entrata in vigore il 1° agosto 2024 con un’applicazione scaglionata negli anni.

In quattro livelli: rischio inaccettabile (usi vietati), rischio alto (obblighi rafforzati), rischio limitato (obblighi di trasparenza) e rischio minimo o nullo (nessun obbligo specifico).

Diventano pienamente applicabili gli obblighi di trasparenza verso gli utenti, come l’informativa quando si interagisce con un’IA, insieme al resto del Regolamento non toccato dalle modifiche del Digital Omnibus. Da questa data il sistema di sanzioni, fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale per le violazioni più gravi, diventa pienamente operativo.

No. Con il Digital Omnibus, approvato in via definitiva da Parlamento e Consiglio UE, sono stati rinviati al 2 dicembre 2027 nella maggior parte dei casi, e al 2 agosto 2028 per i sistemi integrati in prodotti già regolati da normativa settoriale UE.

No. Si applica sia a chi sviluppa o distribuisce un sistema di IA, sia a chi lo utilizza nella propria attività, anche quando si tratta di strumenti già pronti sul mercato. Chi utilizza strumenti sviluppati da terzi può comunque chiedere ai propri fornitori garanzie esplicite di conformità

Sì, tre cose in particolare: formare chi usa questi strumenti (obbligo già attivo dal febbraio 2025), verificare che il contratto di trattamento dati con il fornitore sia firmato, e documentare internamente come vengono usati. Non serve un reparto legale dedicato.

14 Luglio 2026/da elane
https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/07/artificial-intelligence-act-cose-ai-act.jpg 400 800 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-07-14 10:02:152026-07-14 10:02:53AI Act: cosa dice la legge europea sull’intelligenza artificiale (e cosa cambia dal 2 agosto 2026)
Web, Siti web

Pulsante di recesso negli e-commerce: obbligatorio dal 19 giugno 2026

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Comprare online richiede pochi clic. Da oggi, 19 giugno 2026, anche cambiare idea deve poterlo fare. È questo il senso del nuovo obbligo introdotto dal D.Lgs. 209/2025: ogni negozio online che vende a consumatori deve integrare nel sito una funzione di recesso digitale, accessibile in modo continuativo, senza rimandi a email o moduli PDF da stampare e rispedire.

La norma nasce dal recepimento della Direttiva UE 2023/2673 e introduce nel Codice del Consumo il nuovo art. 54-bis. Non è una formalità burocratica: tocca l’interfaccia del sito, le condizioni di vendita e il modo in cui gestisci il post-vendita. Chi non si adegua rischia conseguenze concrete che scattano in automatico, senza bisogno che intervenga nessun ente di controllo.

Indice

  • Cos’e’ il D.Lgs. 209/2025 e cosa introduce
  • Come deve funzionare la funzione di recesso
  • A chi si applica
  • I rischi concreti per chi non si adegua
  • Richiedi l’adeguamento tecnico
  • FAQ

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E-Lane si occupa dell’adeguamento tecnico del tuo sito.

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Il principio è semplice: se l’acquisto si conclude online in pochi clic, anche il recesso deve potersi attivare con la stessa facilità.

Il vecchio sistema, un indirizzo email a cui scrivere, un modulo PDF da stampare e rispedire, non è più sufficiente.

Il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio 2026, ha introdotto nel Codice del Consumo il nuovo art. 54-bis. La norma si applica ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026 tramite interfaccia online, ed è in vigore dal 23 gennaio 2026.

Il cambiamento rispetto a prima è netto. Il vecchio art. 54 permetteva al venditore di offrire un modulo elettronico online per il recesso, ma era una facoltà. Il nuovo art. 54-bis lo trasforma in un dovere: la funzione di recesso non è più optional, è un requisito tecnico dell’interfaccia.

Come deve funzionare il pulsante di recesso

La norma non impone un design specifico, ma definisce con precisione cosa deve fare la funzione. Ecco i quattro elementi obbligatori:

1. Un punto di accesso visibile con la dicitura giusta

Il pulsante o il link deve essere facilmente raggiungibile dal sito, non nascosto in fondo a una FAQ. La dicitura deve essere chiara e inequivocabile: la formulazione esemplificativa della norma è “Recedere dal contratto qui”. Sono ammesse formulazioni equivalenti, ma non etichette generiche come ‘Assistenza’ o ‘Contattaci’. Deve restare visibile per tutto il periodo in cui il diritto di recesso può essere esercitato.

2. Un flusso guidato in due passaggi

Una volta avviata la funzione, il consumatore indica l’ordine, i prodotti coinvolti, i propri riferimenti e dove vuole ricevere la conferma. È poi richiesto un secondo passaggio di conferma esplicita prima dell’invio definitivo. Questo secondo step è obbligatorio: serve a rendere il recesso un atto consapevole, non un clic accidentale.

3. Una ricevuta automatica su supporto durevole

Dopo la conferma, il venditore deve inviare senza ritardo una ricevuta al consumatore, tipicamente via email, con: il testo della dichiarazione di recesso, la data e l’ora esatte della trasmissione. Il sistema deve generarla in automatico. Non basta raccogliere la richiesta: serve anche un log tracciabile.

4. Il modulo PDF rimane, si aggiunge

Il modulo tipo di recesso (Allegato I-B del Codice del Consumo) rimane obbligatorio nell’informativa precontrattuale prevista dall’art. 49. Il pulsante digitale non lo sostituisce: si aggiunge. Devono coesistere.

A chi si applica

Si parla di e-commerce per semplicità, ma il perimetro è più ampio di quello che si pensa. L’obbligo riguarda tutti i contratti a distanza B2C conclusi tramite interfaccia online: prodotti fisici, servizi, contenuti digitali.

In concreto, sono coinvolti:

  • Negozi online di qualsiasi dimensione che vendono a privati
  • Piattaforme con abbonamenti mensili o annuali rivolte a consumatori
  • Professionisti e consulenti che vendono prestazioni tramite sito e pagamento immediato
  • Artigiani e piccoli produttori con uno shop anche minimo sul proprio sito

I contratti B2B sono esclusi. Se il tuo e-commerce vende esclusivamente ad aziende e professionisti identificati come tali (con verifica della P.IVA all’acquisto), l’obbligo non si applica. Se invece il sito non distingue tra privati e professionali, la scelta più sicura è adeguarsi: in caso di verifica, l’AGCM presume che tu stia vendendo a consumatori.

Per i servizi con data o periodo fisso (prenotazioni di sale, eventi, viaggi), e per i prodotti deperibili o personalizzati, esistono esclusioni specifiche dal diritto di recesso ai sensi dell’art. 59 del Codice del Consumo. In questi casi la funzione va comunque implementata, ma va configurata per escludere le categorie non recedibili. Il pulsante comparirà solo per i prodotti su cui il recesso è effettivamente esercitabile. Su questo punto è utile il confronto con un consulente legale.

Hai un e-commerce con prodotti di categorie particolari (alimentari, servizi con data, contenuti digitali)?

Contattaci: analizziamo insieme la situazione del tuo shop e configuriamo il sistema in modo corretto.

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I rischi concreti per chi non si adegua

Il mancato adeguamento espone a due ordini di conseguenze, distinte e indipendenti l’una dall’altra.

1. Estensione automatica del recesso a 12 mesi e 14 giorni

È il rischio piu’ immediato e quello economicamente più rilevante. L’art. 53 del Codice del Consumo prevede che, se l’informativa sul diritto di recesso è incompleta, il termine ordinario di 14 giorni si estende automaticamente a 12 mesi e 14 giorni per ogni ordine.

Dal 19 giugno 2026, l’informativa deve includere anche l’esistenza e la posizione della funzione digitale di recesso. Se questa manca, ogni nuovo ordine concluso entra in regime di non conformitè.

2. Sanzioni AGCM

Il mancato adeguamento puo’ essere qualificato come pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo. In questo caso l’AGCM puo’ intervenire con sanzioni amministrative che vanno da 5.000 euro fino a 10 milioni di euro, e fino al 4% del fatturato annuo per le infrazioni transfrontaliere (art. 27 Codice del Consumo).

A gennaio 2026 l’AGCM ha gia’ comminato una sanzione da 9 milioni di euro a eDreams proprio per aver reso il processo di recesso complicato e poco accessibile.

Il D.Lgs. 209/2025 nomina esplicitamente i dark patterns come pratiche vietate: interfacce che nascondono la funzione di recesso, flussi appositamente complicati, pulsanti ‘Annulla’ più visibili di ‘Conferma recesso’ sono tutti illeciti punibili. Non è solo una questione di UX: sono violazioni di legge.

Cosa facciamo noi: l’adeguamento tecnico

Come agenzia di sviluppo web, il nostro ruolo è implementare la funzione di recesso sul sito in modo che rispetti tutti i requisiti tecnici previsti dall’art. 54-bis.

In concreto questo significa:

  • Integrare la funzione di recesso nell’area riservata del cliente, collegata agli ordini
  • Inserire il link permanente nel footer del sito, visibile su tutte le pagine
  • Configurare il flusso a doppio step: raccolta dati e conferma esplicita
  • Impostare l’invio automatico dell’email di ricevimento con data e ora
  • Assicurare la conservazione del log delle dichiarazioni ricevute
  • Configurare le esclusioni per le categorie di prodotti non soggetti a recesso (art. 59)

Cosa non e’ di nostra competenza: l’aggiornamento dei testi legali (Condizioni Generali di Vendita, informativa precontrattuale) spetta al cliente con il proprio consulente legale o commercialista. Noi implementiamo la parte tecnica; i testi contrattuali richiedono una firma legale.

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Contattaci: valutiamo la situazione del tuo sito e ci occupiamo dell’implementazione tecnica della funzione di recesso.

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FAQ

Sì. L’art. 54-bis riguarda tutti i contratti a distanza B2C conclusi online, inclusi servizi e contenuti digitali. Esistono però esclusioni specifiche per i servizi con data o periodo fisso — prenotazioni di eventi, sale riunioni, viaggi, attività ricreative — che rientrano nelle eccezioni dell’art. 59 del Codice del Consumo. In questi casi il diritto di recesso non si applica, ma la funzione va comunque configurata correttamente per escludere queste categorie. Se non sei sicuro della tipologia di contratto che offri, il confronto con un consulente legale è il passo giusto prima dell’intervento tecnico.

No, se il tuo e-commerce vende esclusivamente a imprese o professionisti identificati come tali al momento dell’acquisto. La norma copre solo i rapporti B2C. Se però il sito è aperto a tutti senza distinzione, la scelta sicura è adeguarsi: in assenza di verifica, l’AGCM potrebbe presumere che tu stia vendendo anche a consumatori.

No. L’art. 49 del Codice del Consumo richiede che il consumatore venga informato in modo precontrattuale dell’esistenza e della posizione della funzione di recesso. Se le CGV non lo menzionano, l’informativa è incompleta — e l’estensione automatica del termine a 12 mesi e 14 giorni scatta lo stesso, anche se il pulsante c’è. Adeguamento tecnico e aggiornamento dei testi legali devono andare di pari passo.

No. Il solo adeguamento tecnico non è sufficiente. L’art. 49 del Codice del Consumo richiede che il consumatore sia informato in modo precontrattuale dell’esistenza e della posizione della funzione di recesso. Se questa informazione manca nelle condizioni generali, l’informativa è comunque incompleta, e l’estensione automatica del termine a 12 mesi si applica lo stesso. Adeguamento tecnico e aggiornamento dei testi legali devono procedere insieme.

Secondo l’interpretazione prevalente, sì. Ciò che conta non è dove ha sede il venditore, ma dove si trova il consumatore. Se vendi a privati italiani o europei tramite interfaccia online, il Codice del Consumo si applica. Per la valutazione del caso specifico, il riferimento è un avvocato esperto di diritto del consumo.

Se gestisci un negozio online e non sei sicuro di cosa serva per adeguarti, il primo passo è capire la situazione attuale del tuo sito. E-Lane valuta l’implementazione tecnica necessaria e si occupa di integrarla nella piattaforma che usi.

Fonti e riferimenti

  • D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209 — Normattiva
  • Art. 54-bis Codice del Consumo — Brocardi.it
  • Direttiva UE 2023/2673 — EUR-Lex
  • Confcommercio — E-commerce, obbligatorio il pulsante di recesso
  • Agenda Digitale — eCommerce, scatta l’obbligo del pulsante di recesso: come adeguarsi
  • CMS Law — Diritto di recesso online: introdotta la nuova funzione digitale

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce un parere legale. Per l’aggiornamento dei testi contrattuali e la valutazione del rischio specifico del tuo caso, rivolgiti a un avvocato esperto di diritto del consumo.

19 Giugno 2026/da elane
https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/06/articolo.jpg 670 1200 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-06-19 17:37:192026-06-19 17:37:20Pulsante di recesso negli e-commerce: obbligatorio dal 19 giugno 2026
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Siamo certificati come Esperti Bricks!

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Siamo molto felici di annunciare che siamo stati approvati come Esperti Bricks!

Bricks Builder ha recentemente creato la Bricks Expert Directory, una vetrina dei migliori freelance e agenzie che usano Bricks per costruire siti web su WordPress. Riteniamo che Bricks Builder abbia cambiato le regole del gioco nello sviluppo WordPress e abbia completamente trasformato i nostri processi di sviluppo. Per questo siamo stati particolarmente felici di essere accettati e di ottenere un riconoscimento esterno del lavoro che abbiamo svolto utilizzando Bricks.

In E-Lane lavoriamo con WordPress da sempre e, negli ultimi anni, Bricks Builder è diventato il cuore del nostro stack di sviluppo. Non si è trattato di una moda passeggera: Bricks ha trasformato in profondità il nostro modo di costruire siti, permettendoci di unire libertà creativa, prestazioni elevate e quella attenzione alla qualità del codice.

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    Perchè amiamo Bricks Builder

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    Un grosso problema dei page builder esistenti su WordPress è il codice che producono, la tendenza è quella di generare strutture di div annidate con una grande quantità di elementi e classi CSS superflue. Questo crea un DOM (acronimo di Document Object Model) notevolmente più grande e si traduce tipicamente in pagine più pesanti e tempi di caricamento lenti.

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    Gli altri page builder tradizionali si affidano spesso a template predisegnati, che possono creare un aspetto riconoscibile e ripetitivo tra i vari siti. Bricks non si basa affatto su design templatizzati e si limita a fornire i blocchi costitutivi necessari agli sviluppatori per realizzare i design che preferiscono.

    Noi progettiamo ogni sito su misura, partendo dal design e ricostruendolo fedelmente in Bricks.

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    Bricks è insieme tema e page builder

    A differenza dei page builder tradizionali, Bricks Builder è al tempo stesso un tema WordPress e un page builder. Tutto è perfettamente integrato, e i vantaggi sono concreti:

    • Prestazioni: nessun problema di compatibilità, niente codice in conflitto tra tema e builder, nessuna risorsa duplicata. Il risultato è un sito sensibilmente più veloce.
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    • Pensato per gli sviluppatori: Bricks è pensato per gli sviluppatori. Non ci sono limitazioni alla personalizzazione, come invece si trovano in altri page builder.

    Un design realmente responsive

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    Bricks, SEO e visibilità sull’AI (GEO)

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    In conclusione

    Bricks Builder è molto più di un page builder: è una soluzione WordPress completa che unisce sviluppo visivo, flessibilità totale e personalizzazione spinta. Che si tratti di un portfolio, di un sito aziendale o di un eCommerce, è uno strumento di sviluppo eccezionalmente potente e per noi la base ideale per costruire siti su misura, veloci e pronti per la ricerca di domani.

    FAQ

    Bricks Builder è un tema e page builder per WordPress che permette di progettare siti web in modo visuale, generando però codice pulito e semantico. A differenza dei builder tradizionali, integra in un unico strumento tema e costruttore di pagine, garantendo prestazioni migliori e massima libertà di personalizzazione.

    Sì. L’HTML pulito e il DOM ridotto si traducono in pagine più leggere, tempi di caricamento migliori e punteggi più solidi sui Core Web Vitals. Una base tecnica ottimale, sulla quale costruiamo poi la nostra strategia di SEO e GEO.

    Sì. Bricks si integra con WooCommerce e con i contenuti dinamici (ACF, MetaBox, query loop), permettendo di realizzare negozi online completamente personalizzati, sia nel design sia nelle funzionalità.

    Bricks è un software maturo e mantenuto attivamente, con aggiornamenti frequenti. Come per qualsiasi sito WordPress, la sicurezza dipende anche da una corretta gestione del server, degli aggiornamenti e dell’hardening: aspetti che in E-Lane curiamo direttamente per i siti che ospitiamo e gestiamo.

    Il costo dipende da complessità, numero di pagine, funzionalità e contenuti. Lavorando su progetti su misura, prepariamo sempre un preventivo personalizzato dopo aver compreso obiettivi ed esigenze. Contattaci per una consulenza.

    9 Giugno 2026/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/06/bricks-for-elane.webp 768 1376 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-06-09 15:36:372026-06-09 16:09:27Siamo certificati come Esperti Bricks!
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    SEO, AI SEO e GEO: come sta cambiando la ricerca online

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    Il cambiamento non è in arrivo. È già avvenuto.

    Dal 2024 a oggi, Google ha distribuito gli AI Overview su miliardi di ricerche, ChatGPT è diventato il motore di risposta più usato al mondo e Perplexity ha dimostrato che si può costruire un prodotto di ricerca senza risultati tradizionali. Il risultato? Una quota sempre più grande di ricerche non genera link da cliccare. Genera risposte. Dirette, sintetiche, spesso senza attribuire visibilità a nessuna fonte.

    Eppure la SEO tradizionale non è morta. Si è trasformata e con lei è nata una disciplina nuova che le aziende non possono più ignorare: la GEO, Generative Engine Optimization.

    In questo articolo esploriamo cosa sta cambiando, perché interessa anche le PMI e, soprattutto, cosa puoi fare concretamente per rimanere visibile in questo nuovo scenario.

    Indice

    • SEO Classica: cosa era e perchè non basta più
    • Cos’è l’AI SEO
    • Cos’è la GEO
    • SEO vs AI SEO vs GEO: le differenze
    • Il fenomeno Zero-Click
    • Strategie GEO
    • Contattaci per una consulenza!

    La SEO classica: cosa era e perché non basta più

    Per molti anni, fare SEO significava una cosa sola: trovare le parole chiave più cercate, inserirle nei testi con la giusta frequenza, costruire link da altri siti e aspettare di scalare le classifiche di Google. Una formula relativamente prevedibile, quasi meccanica.

    Questo approccio funzionava perché i motori di ricerca erano macchine di corrispondenza testuale: cercavano le stesse parole che aveva scritto l’utente. Favoriva la quantità sulla qualità, la ripetizione sulla pertinenza.

    Oggi i motori di ricerca usano il Natural Language Processing (NLP) per capire il significato delle query, non solo le parole che le compongono.

    Il Natural Language Processing, o elaborazione del linguaggio naturale, è la branca dell’intelligenza artificiale che aiuta i computer a comprendere, interpretare e manipolare il linguaggio umano. 

    Ma la vera discontinuità è arrivata con i sistemi AI generativi: ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude, Copilot.

    Questi strumenti non restituiscono una lista di link. Sintetizzano una risposta, attingendo da più fonti in modo simultaneo.

    Cos’è l’AI SEO

    L’AI SEO è il processo di rendere i tuoi contenuti individuabili, estraibili e credibili all’interno delle esperienze di ricerca basate sull’intelligenza artificiale.

    Si costruisce sulle fondamenta della SEO classica, contenuti utili, solidità tecnica, struttura semantica, autorevolezza ma le porta a un livello successivo, allineandosi al modo in cui i sistemi AI interpretano, sintetizzano e restituiscono le informazioni.

    In pratica, non si ottimizza più solo per scalare le classifiche: si ottimizza anche per essere estratti e citati all’interno delle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Questo avviene su piattaforme come:

    • Google AI Overviews e AI Mode (la nuova modalità di ricerca di Google)
    • Bing Copilot (integrato nella suite Microsoft)
    • Perplexity (motore di risposta puro, senza SERP tradizionale)
    • ChatGPT con navigazione web
    • Altri strumenti AI emergenti usati ogni giorno da milioni di persone

    In sintesi: la SEO tradizionale ottimizza per il posizionamento. L’AI SEO ottimizza per la visibilità in tutte le esperienze di ricerca influenzate dall’intelligenza artificiale. Non è una sostituzione, è un’evoluzione necessaria.

    Cos’è la GEO (Generative Engine Optimization)

    All’interno dell’AI SEO è nata una terminologia specifica. Il concetto più importante è la GEO: Generative Engine Optimization.

    La GEO è la pratica di strutturare e ottimizzare i contenuti affinché i sistemi AI generativi, tecnicamente chiamati LLM, Large Language Models, possano:

    • Capirli chiaramente, senza ambiguità
    • Estrarne risposte accurate
    • Citarli con fiducia come fonti affidabili
    • Rappresentare correttamente il brand che li ha prodotti

    La differenza rispetto alla SEO tradizionale è cruciale: la GEO non punta al primo posto in classifica. Punta all’inclusione nella risposta. L’obiettivo non è più “arrivare primo”. L’obiettivo è essere citati per primi.

    SEO vs AI SEO vs GEO: le differenze a colpo d’occhio

    SEO TradizionaleGEO / AI SEOStrategia integrata
    Posizionarsi su GoogleEssere citati dall’AIVisibilità su SERP + AI
    Ottimizzare le keywordOttimizzare intento e strutturaIntento + keyword + struttura
    Costruire backlinkCostruire autorità tematicaLink + contenuti correlati
    Generare clicGarantire citazione accurataClic + brand accuracy
    Competere per la posizioneCompetere per l’inclusionePosizione + presenza A

    Il fenomeno zero-click: quando il clic diventa opzionale

    Immagina di cercare su Google “come scegliere un software gestionale per la mia azienda”. In cima alla pagina appare una risposta già completa, generata dall’AI, costruita a partire da fonti selezionate.

    L’utente ha già quello che cercava. Il clic, e la visita al tuo sito, diventano opzionali.

    Questo è il fenomeno zero-click: una quota crescente di ricerche si conclude senza che l’utente visiti nessun sito.

    Chi misura ancora la propria performance digitale solo in termini di posizioni in classifica e percentuale di clic sta guardando uno specchietto retrovisore. Non perché quelle metriche siano irrilevanti, ma perché raccontano solo una parte di quello che succede quando un utente fa una ricerca nel 2026.

    I dati del settore parlano chiaro:

    • Il traffico organico tradizionale si è ridistribuito e, in parte, è stato sostituito da visibilità “zero-click”
    • Recenti analisi di settore segnalano un calo del traffico organico dal 15 al 25% in molte industrie
    • Ma il traffico proveniente da sistemi AI converte fino a 6 volte meglio del traffico SEO

    60%

    delle ricerche Google finisce senza un clic grazie alle AI Overview

    Fonte: Position Digital & Bain

    93%

    di zero-click in Google AI Mode: quasi nessuna ricerca genera una visita al sito

    Fonte: Semrush

    –15/46%

    Le panoramiche AI ​​di Google riducono il CTR organico del 15-46% a seconda del tipo di query

    Fonte: stackmatix

    Il tuo sito sta perdendo traffico senza che tu te ne accorga?

    Il calo del traffico organico non sempre si vede subito e spesso arriva prima che sia troppo tardi per correre ai ripari.

    Contattaci per una consulenza!

    Ma c’è un altro lato della storia.
    I siti citati all’interno di un AI Overview registrano un CTR superiore del +35% (Fonte: SeerInteractive) rispetto a quelli non citati (Seer Interactive, 2025). E il traffico proveniente dai sistemi LLM (Large Language Models come ChatGPT, Gemini ecc) converte 4,4 volte meglio del traffico organico tradizionale (Fonte:Semrush).

    Il motivo? Chi arriva da una risposta AI ha già fatto una domanda precisa e intenzionale, è un utente che sa già cosa vuole.
    Questo cambia la prospettiva: perdere clic non significa necessariamente perdere valore. Ma significa dover presidiare un nuovo tipo di visibilità, quella nelle risposte AI

    Questo cambia la prospettiva: perdere clic non significa necessariamente perdere valore. Ma significa dover presidiare un nuovo tipo di visibilità, quella nelle risposte AI.

    Come cambiano le ricerche con intelligenza artificiale: dalla keyword alla conversazione

    Con la ricerca conversazionale, il modo in cui le persone formulano le proprie domande è radicalmente diverso da qualche anno fa.

    Prima si cercava:

    “SEO Genova” / “gestionale PMI” / “realizzazione sito web“

    Oggi si chiede:

    “Qual è la migliore strategia per far trovare il mio sito web dalle AI nel 2026?”

    “Come faccio a sapere se il mio sito è ottimizzato per le ricerche AI?”

    I sistemi AI interpretano l’intento, non solo le parole chiave. Questo significa che i contenuti devono essere:

    • Diretti: rispondere chiaramente alla domanda nei primi paragrafi
    • Ricchi di contesto: spiegare il perché, non solo il cosa
    • Strutturati: sezioni chiare, titoli descrittivi, elenchi dove necessario
    • Autorevoli: scritti da chi dimostra competenza ed esperienza reale

    Le sessioni di ricerca AI includono spesso domande di follow-up: l’utente non si ferma alla prima risposta, ma continua a chiedere. Questo spiega perché le sezioni FAQ all’interno degli articoli stanno diventando uno degli strumenti più potenti per farsi citare dall’AI.

    Come farsi citare dall’AI: le strategie GEO

    Essere presenti nelle risposte AI non è questione di fortuna. È il risultato di scelte precise nella struttura e nella qualità dei contenuti. Ecco le principali leve da attivare.

    Contenuti chiari e strutturati

    I sistemi AI preferiscono i contenuti che possono essere “scomposti” e compresi facilmente. Usa titoli descrittivi (H2, H3), paragrafi brevi, definizioni esplicite. Rispondi a una domanda per volta. Più il contenuto è leggibile per un umano, più è estraibile per una macchina.

    Il framework E-E-A-T

    Google e i sistemi AI valorizzano quattro segnali di affidabilità:

    1. Experience (L’Esperienza): È l’esecuzione pratica. Non si tratta di speculazioni teoriche, ma della documentazione tangibile di un contatto reale. Si valida implementando prove documentali, foto originali e casi d’uso personali, creando un output unico che nessun modello di intelligenza artificiale può falsificare o generare ex novo.
    2. Expertise (La Competenza): indica la competenza mostrata riguardo all’argomento e nella trattazione. Un’architettura solida dell’informazione richiede l’uso della terminologia esatta, un aggiornamento continuo e una struttura coerente.
    3. Authoritativeness (L’Autorevolezza): L’autorevolezza non te la dai da solo, sono gli altri a dovertela riconoscere. Se gli esperti del tuo settore, i siti importanti o i colleghi ti citano, ti linkano e ti usano come punto di riferimento, la tua “firma” o il tuo brand acquista un valore enorme. In sintesi: sei considerato una voce che conta nel tuo mercato.
    4. Trustworthiness (L’Affidabilità): Questa è la vera infrastruttura che regge tutto il resto. Sei trasparente su chi sei e sulle fonti che usi? Il tuo sito web è sicuro? Quello che prometti nel titolo corrisponde a ciò che scrivi nell’articolo? L’affidabilità è quel patto di onestà che ti fa guadagnare la fiducia delle persone (e di Google) nel lungo periodo. Senza questa, crolla l’intero castello.

    Sezioni FAQ: il formato che l’AI ama

    Le sezioni FAQ replicano esattamente il formato domanda-risposta che i sistemi AI usano per costruire le proprie risposte. Sono tra i contenuti più facilmente estraibili. Ogni articolo dovrebbe includerne una, con le domande reali che si fanno i tuoi potenziali clienti.

    Dati originali ed esperienze proprietarie

    I sistemi AI tendono a preferire le fonti che producono informazioni originali. Case study reali, dati raccolti internamente, esperienze specifiche del tuo settore: questi elementi hanno un valore di citazione molto più alto rispetto ai contenuti generici.

    Presenza multicanale e multiformat

    Testi strutturati, video, podcast, infografiche: più formati utilizzi, più aumenta la probabilità di essere indicizzati e citati da sistemi AI diversi. La coerenza del messaggio tra canali diversi rafforza l’autorità percepita.

    Dati strutturati e markup (schema.org)

    Lo schema markup in formato JSON-LD aiuta i sistemi AI a capire le relazioni tra i tuoi contenuti, il contesto in cui operano e le entità che rappresentano (la tua azienda, i tuoi servizi, le tue sedi). Migliora l’accuratezza dell’estrazione e il potenziale di citazione.

    Sei ottimizzato per Google. Ma su Gemini e ChatGPT ti trovano?

    Essere in prima pagina su Google non significa essere citato da ChatGPT, Gemini o Perplexity.

    Noi di E-lane valutiamo la tua visibilità su entrambi i fronti, SEO tradizionale e AI SEO.

    Scopri il nostro servizio SEO + AI SEO

    SEO + GEO insieme: la strategia vincente: 

    La SEO classica tecnica, on-page, link building rimane necessaria. Ma non è più sufficiente.

    Senza ottimizzazione per i sistemi generativi, puoi essere perfettamente indicizzato da Google e completamente assente nelle risposte AI. I due mondi coesistono, e devi presidiare entrambi.

    Il traffico AI cresce 165 volte più velocemente del traffico organico tradizionale!

    La strategia vincente nel 2026 non è SEO o GEO: è SEO + GEO. Un framework integrato costruito su:

    • Contenuti autorevoli, verificabili e aggiornati
    • Struttura semantica chiara e coerente in tutto il sito
    • Segnali E-E-A-T solidi: esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità
    • Presenza coerente e multicanale
    • Dati strutturati che aiutano l’AI a capire chi sei e cosa offri

    Porta il tuo sito nell’era dell’AI SEO

    E-lane segue aziende e PMI nell’ottimizzazione SEO e nella nuova frontiera della Generative Engine Optimization. Analizziamo il tuo sito, definiamo la strategia e la mettiamo in pratica con risultati misurabili.

    Scopri il nostro servizio di ottimizzazione SEO.

    Conclusione

    La ricerca online non è quella di cinque anni fa. Le regole sono cambiate, i protagonisti sono cambiati, e i criteri con cui si misura la visibilità stanno cambiando.

    Come farsi trovare dall’intelligenza artificiale non è più una domanda per il futuro. È una domanda per oggi.

    Parliamoci direttamente!

    Se hai letto fin qui, hai già capito che qualcosa sta cambiando. Il passo successivo è capire dove si trova il tuo sito in questo nuovo scenario!

    Contattaci per una consulenza

    FAQ

    Gli AI Overview sono le risposte sintetiche generate dall’intelligenza artificiale di Google che appaiono in cima ai risultati di ricerca. Sono costruiti attingendo da fonti selezionate dall’AI. Ottimizzare i propri contenuti per essere inclusi in questi blocchi è uno degli obiettivi principali dell’AI SEO

    No. La SEO è ancora necessaria ma non sufficiente. Nel 2026 deve lavorare insieme alla GEO per garantire visibilità sia nei risultati classici di Google che nelle risposte AI.

    La GEO è la pratica di strutturare i contenuti del proprio sito affinché i sistemi AI generativi (come ChatGPT, Gemini, Perplexity) possano comprenderli, estrarne risposte accurate e citarli come fonti affidabili.

    Il modo più diretto è testare le query più rilevanti per il tuo settore direttamente in strumenti come ChatGPT, Gemini e Perplexity, verificando se il tuo sito viene citato. In alternativa, puoi richiedere un’analisi professionale del posizionamento SEO e della struttura del sito.

    Le stime di settore indicano un calo del traffico organico tradizionale tra il 15% e il 25% in molti settori. Tuttavia, il traffico proveniente dai sistemi AI tende a convertire molto meglio, fino a 6 volte, perché porta utenti con un’intenzione d’acquisto già definita.

    12 Maggio 2026/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/05/elane_SEO_vs_GEO.png 1050 1400 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-05-12 11:15:102026-05-14 09:38:19SEO, AI SEO e GEO: come sta cambiando la ricerca online
    Web

    Certificato SSL: cos’è, a cosa serve e perché è importante per il tuo sito web

    Sei in: Home1 / Blog2 / Web

    Indice

    • Cos’è il certificato SSL
    • Differenze e significato tra HTTPS, HTTP e SSL
    • Come funziona un certificato SSL
    • Benefici del certificato SSL
    • Come riconoscere un sito con certificato SSL
    • Vantaggi concreti del SSL

    Il certificato SSL è oggi uno degli elementi fondamentali per qualsiasi sito web. Garantisce sicurezza, fiducia e un migliore posizionamento sui motori di ricerca. In questa guida completa scoprirai cos’è un certificato SSL, come funziona, qual è il significato di SSL, la differenza tra HTTP e HTTPS, cosa indica la porta HTTPS e perché ogni sito web dovrebbe adottarlo.

    Cos’è il certificato SSL: significato e definizione

    SSL è l’acronimo di “Secure Sockets Layer”: un protocollo standard che garantisce la sicurezza di una connessione a Internet mediante la crittografia dei dati trasmessi tra un browser (o il computer di un utente) e un server o sito web. Il certificato SSL è quindi un certificato digitale che attiva questa connessione cifrata, impedendo a criminali informatici o terze parti non autorizzate di visualizzare, rubare o intercettare le informazioni trasferite, inclusi dati personali, password e informazioni finanziarie.

    In sintesi, il significato SSL riguarda la protezione del canale di comunicazione digitale: prima che le informazioni lascino il dispositivo dell’utente, vengono criptate e rese incomprensibili a chiunque non sia il destinatario autorizzato.

    Hai bisogno di un sito web o un e-commerce sicuro con certificato SSL?

    Contattaci subito!

    HTTP, HTTPS e SSL: differenze e significato

    Per capire a fondo il ruolo del certificato SSL, è essenziale comprendere la differenza tra HTTP e HTTPS e il loro significato.

    HTTP: significato e limiti

    HTTP (Hypertext Transfer Protocol) è il protocollo base che definisce il linguaggio con cui browser e server comunicano e scambiano dati sul web. È uno standard molto utile per il trasferimento di dati, ma presenta un limite critico: i dati vengono trasmessi in chiaro, senza alcuna cifratura. Chiunque, con gli strumenti giusti, può intercettare il flusso di dati tra il dispositivo dell’utente e il server. I siti che iniziano per http:// non sono sicuri e non garantiscono una connessione protetta.

    HTTPS: significato e protezione dei dati

    HTTPS sta per Hypertext Transfer Protocol Secure ed è un’estensione del protocollo HTTP. La “S” finale, Secure, indica maggiore privacy e sicurezza per l’utente. Il protocollo HTTPS è il modo per crittografare i dati durante la comunicazione tra utente e sito web, grazie all’utilizzo di un certificato TLS (Transport Layer Security) o del suo predecessore SSL. I siti che iniziano per https:// sono sicuri perché trasmettono dati cifrati, incomprensibili a terzi.

    HTTPS e TLS: come funziona la crittografia

    TLS (Transport Layer Security) è l’evoluzione moderna dell’SSL originale. Insieme, HTTPS e TLS formano il sistema di sicurezza alla base del web moderno. Il certificato TLS/SSL serve ad autenticare l’identità del server come host legittimo del sito web e a permettere la generazione delle chiavi crittografiche necessarie al decriptaggio dei dati. Le chiavi vengono generate specificamente per ogni sessione di navigazione, garantendo la massima sicurezza.

    gafica illustrativa per capire la differenza tra sito con certificato SSL e senza

    Come funziona un certificato SSL su un sito web

    Quando un utente visita un sito web protetto da SSL, si avvia automaticamente un processo chiamato “handshake SSL”, istantaneo e invisibile per il visitatore. Ecco le tre fasi principali:

    1. Autenticazione

    Il browser dell’utente e il server del sito si scambiano e convalidano reciprocamente i certificati SSL, verificando l’identità del sito.

    2. Crittografia (scambio di chiavi)

    Il server condivide la propria chiave pubblica con il browser, che la utilizza per creare e crittografare una chiave pre-master. Questa operazione è nota come “scambio di chiavi”.

    3. Decrittografia e sessione sicura

    Il server decodifica la chiave pre-master con la propria chiave privata e stabilisce una connessione protetta e crittografata valida per tutta la durata della sessione. In questo modo le informazioni diventano inaccessibili a chiunque non sia autorizzato a trattarle.

    Benefici del certificato SSL su un sito web

    Un certificato SSL su un sito web determina molteplici effetti concreti e benefici, sia per il proprietario del sito che per i visitatori:

    • Protezione dei dati sensibili: password, dati delle carte di credito, informazioni personali vengono criptati e resi illeggibili a terze parti.
    • Autenticazione del sito: certifica che l’utente sta comunicando con il sito legittimo e non con un sito fraudolento.
    • Fiducia e credibilità: un dominio con certificato SSL associato è garanzia di autorevolezza e serietà agli occhi degli utenti.
    • Miglioramento del posizionamento SEO: Google considera l’HTTPS un fattore di ranking, premiando i siti sicuri.
    • Conformità al GDPR: la normativa europea del 2018 stabilisce che il sito web è responsabile della protezione dei dati dei propri utenti.

    Come riconoscere un sito con certificato SSL

    Riconoscere un sito con certificazione HTTPS è semplice. Basta osservare la barra degli indirizzi del browser:

    • L’URL inizia per https:// anziché http://
    • Nella barra degli indirizzi appare l’icona di un lucchetto chiuso a sinistra dell’indirizzo web
    • Cliccando sull’icona del lucchetto è possibile visualizzare le informazioni sul certificato e sull’identità del sito

    Al contrario, i siti privi di certificato SSL mostrano la dicitura “non sicuro” nel browser Chrome, evidenziata in rosso a partire da ottobre 2018. Alcuni browser mostrano anche finestre di avviso che scoraggiano esplicitamente la navigazione sul sito.

    http non sicuro

    Perché il certificato SSL è importante: i vantaggi concreti

    Sicurezza per gli utenti

    SSL protegge ogni tipo di informazione trasferita da e verso il sito web: non solo i pagamenti online, ma anche moduli di login, dati personali, documenti e immagini. È particolarmente essenziale per gli e-commerce, dove le persone comunicano dati ultra-sensibili come i codici delle carte di credito. La paura di frodi è uno dei principali freni all’acquisto online: ricerche mostrano che l’80% degli utenti non completa registrazioni o acquisti su siti segnalati come non sicuri.

    Protezione su reti Wi-Fi pubbliche

    HTTPS protegge gli utenti anche in situazioni potenzialmente pericolose, come l’utilizzo di una rete Wi-Fi pubblica, dove il flusso di dati è facilmente intercettabile da chiunque vi acceda. Grazie alla crittografia dei dati, le informazioni non possono essere sfruttate anche se intercettate.

    SEO e posizionamento su Google

    Dal 2014 Google ha richiesto l’adozione di HTTPS su tutti i siti per migliorare la sicurezza del web, premiando i siti protetti con posizionamenti migliori nella SERP. Dal 2018 ha ulteriormente penalizzato i siti privi di certificato SSL, contrassegnandoli come “non sicuri” nel browser Chrome. Questo significa che, a parità di altri fattori, i siti senza HTTPS appaiono più in basso nei risultati di ricerca rispetto alla concorrenza.

    GDPR e responsabilità legale

    Il GDPR del 2018 stabilisce che il sito web è responsabile della protezione dei dati dei propri utenti. Senza un certificato SSL, le probabilità di furti di dati o utilizzi impropri aumentano considerevolmente, esponendo il proprietario del sito a potenziali sanzioni.

    Immagine e credibilità del sito web

    Un sito con certificato di sicurezza SSL trasmette professionalità e autorevolezza. Gli utenti tendono a fidarsi maggiormente di accedere e condividere informazioni su siti certificati, aumentando il tasso di conversione e la fidelizzazione. Al contrario, i siti senza HTTPS vengono segnalati con avvisi visivi che scoraggiano la navigazione e danneggiano la reputazione online.

    Pagine AMP per il mobile

    Il passaggio all’HTTPS è necessario anche per creare pagine AMP (Accelerated Mobile Pages), utilizzate per accelerare il caricamento dei contenuti web su dispositivi mobili e tablet. Google dichiara di premiare la combinazione di protocollo HTTPS e pagine AMP ottimizzate per il mobile.

    Il tuo sito non ha ancora il certificato SSL?

    Scrivici e risolviamo insieme!

    Il certificato SSL è obbligatorio?

    Al momento non esiste un obbligo di legge che imponga la certificazione SSL per tutti i siti web. Tuttavia, il suo utilizzo è fortemente consigliabile per una serie di ragioni concrete:

    • Il GDPR del 2018 stabilisce che ogni sito web è responsabile della sicurezza dei dati dei propri utenti
    • Google Chrome segnala come “non sicuri” i siti senza SSL, scoraggiando attivamente la navigazione
    • I motori di ricerca penalizzano il posizionamento dei siti privi di certificato SSL
    • La fiducia degli utenti è strettamente legata alla presenza del lucchetto e del protocollo HTTPS

    Conclusione: il certificato SSL come alleato del tuo business digitale

    Il certificato SSL non è semplicemente un certificato di sicurezza tecnico: è un elemento strategico per qualsiasi sito web. Protegge i dati degli utenti, migliora il posizionamento SEO, aumenta la fiducia dei visitatori, garantisce la conformità normativa e tutela l’immagine del sito. Che si tratti di un blog, di un sito aziendale o di un e-commerce, implementare il protocollo HTTPS tramite un certificato SSL è oggi una scelta imprescindibile per operare nel digitale in modo sicuro, professionale e competitivo.

    Che tu voglia creare un nuovo sito, un e-commerce accessibile e sicuro, contattaci!

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    FAQ (frequently-asked-questions)

    Un certificato SSL (Secure Sockets Layer) è un certificato digitale che attiva una connessione cifrata tra il browser dell’utente e il server del sito web. Garantisce che i dati trasmessi, come password, dati di pagamento e informazioni personali, non possano essere intercettati da terze parti non autorizzate.

    HTTP (Hypertext Transfer Protocol) è il protocollo base di comunicazione tra browser e server, ma trasmette i dati in chiaro, senza cifratura. HTTPS aggiunge un livello di crittografia tramite certificato SSL/TLS: i dati vengono cifrati prima di essere inviati, rendendoli illeggibili a chiunque li intercetti.

    L’URL inizia con https:// anziché http://, nella barra degli indirizzi appare l’icona di un lucchetto chiuso, e cliccando sul lucchetto puoi visualizzare i dettagli del certificato. I siti senza SSL mostrano la scritta “Non sicuro” in rosso su Chrome.

    Sì. Dal 2014 Google considera HTTPS un fattore di ranking: i siti con certificato SSL sono premiati con posizioni migliori nelle SERP. Dal 2018 Chrome contrassegna attivamente come “non sicuri” i siti senza SSL, penalizzandone ulteriormente la visibilità e la credibilità.

    Non è formalmente obbligatorio per tutti i siti, ma è fortemente raccomandato. Il GDPR stabilisce che il sito è responsabile della protezione dei dati degli utenti: un sito senza SSL potrebbe essere considerato non conforme. Per gli e-commerce e tutti i siti che raccolgono dati personali, è da considerarsi essenziale.

    Quando un utente visita un sito protetto SSL si avvia automaticamente un processo chiamato “handshake SSL”: browser e server si scambiano i certificati per autenticarsi, il server condivide la chiave pubblica per crittografare una chiave di sessione temporanea. Da quel momento tutta la comunicazione è cifrata e accessibile solo al browser e al server.

    Per un e-commerce il certificato SSL è imprescindibile: gli utenti devono inserire dati di carta di credito, indirizzi e informazioni personali. Ricerche di settore mostrano che l’80% degli utenti abbandona un acquisto su siti segnalati come “non sicuri”. Senza SSL si perdono conversioni, si rischia di violare il GDPR e si compromette la reputazione del brand.

    20 Aprile 2026/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/04/certificato-SSL.webp 670 1200 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-04-20 16:04:112026-05-12 11:26:06Certificato SSL: cos’è, a cosa serve e perché è importante per il tuo sito web
    Web, Software e gestionali

    Software gestionali: SaaS o software personalizzato? Scopri qual è la scelta migliore per la tua azienda

    Sei in: Home1 / Blog2 / Web

    Indice contenuti:

    • Cos’è un software gestionale
    • Cos’è il SaaS
    • Cos’è un software personalizzato
    • Confronto tra Saas e Custom-made
    • Vantaggi del software custom-made
    • Quando scegliere una soluzione SaaS
    • Contattaci per una consulenza

    Stai valutando l’adozione di un nuovo software aziendale e ti stai chiedendo se conviene affidarsi a una soluzione SaaS già pronta oppure investire in un software su misura costruito ad hoc?

    Non sei il solo.

    Questa è una delle decisioni strategiche più importanti che un’azienda moderna si trova ad affrontare nel percorso di digitalizzazione dei propri processi.

    In questo articolo analizziamo nel dettaglio le differenze tra SaaS e software personalizzati, i vantaggi e i limiti di ciascun approccio, e perché, nella maggior parte dei casi, scegliere di sviluppare software su misura rappresenta la scelta più efficace e conveniente nel lungo periodo per le aziende che vogliono crescere.

    Che cos’è un software gestionale?

    Un software gestionale è un sistema informatico progettato per automatizzare, ottimizzare e coordinare le operazioni interne di un’azienda: dalla gestione degli ordini alla fatturazione, dalla logistica alle risorse umane, dal CRM all’analisi dei dati. Questi strumenti sono il cuore operativo di qualsiasi organizzazione che voglia lavorare in modo efficiente, ridurre gli errori manuali e avere visibilità completa sulle proprie attività.

    Oggi sul mercato esistono due grandi categorie di applicazioni aziendali:

    • Software SaaS (Software as a Service): soluzioni già pronte, disponibili in abbonamento tramite internet.
    • Software gestionale personalizzato (custom software): lo sviluppo di un software personalizzato parte da zero, seguendo un processo di sviluppo orientato alle esigenze specifiche di una singola azienda.

    Che cos’è il SaaS?

    Il SaaS (Software as a Service) è un modello di distribuzione del software in cui l’applicazione è ospitata su server remoti del fornitore e resa disponibile agli utenti tramite internet, solitamente attraverso un abbonamento mensile o annuale. Non richiede installazione locale e tutta la manutenzione, gli aggiornamenti e la sicurezza sono gestiti dal provider.

    Esempi noti di SaaS includono Google Workspace, Salesforce, Trello, Xero e molti altri strumenti di gestione aziendale. I vantaggi principali del SaaS sono:

    • Costi iniziali contenuti: si paga un canone periodico senza investimenti elevati all’avvio.
    • Rapida implementazione: la piattaforma è subito disponibile, senza tempi di sviluppo.
    • Aggiornamenti automatici: il fornitore gestisce gli upgrade senza intervento dell’utente.
    • Scalabilità di base: è possibile aumentare o ridurre le licenze in base al numero di utenti.

    Tuttavia, il SaaS presenta anche limiti significativi che spesso emergono quando l’azienda cresce o quando i processi aziendali diventano più complessi.

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    Che cos’è un software personalizzato?

    Un software personalizzato (o custom software) è una soluzione sviluppata su misura per rispondere alle esigenze specifiche di una singola azienda. A differenza dei prodotti SaaS pensati per un pubblico generalista, questa tipologia di software viene progettata, costruita e testata per adattarsi perfettamente ai processi aziendali, ai flussi di lavoro e agli obiettivi strategici di chi lo commissiona. Lo sviluppo di software di questo tipo richiede un’analisi approfondita dei requisiti, ma garantisce un risultato che nessuna soluzione generica può eguagliare.

    SaaS vs software personalizzato: confronto diretto

    Ecco un confronto chiaro tra le due soluzioni sui principali fattori decisionali:

    AspettoSaaSSoftware Personalizzato
    Costi inizialiBassi (abbonamento mensile/annuale)Investimento iniziale più elevato
    Costi a lungo termineCrescono con gli utenti e le funzioniPrevedibili e spesso più bassi nel tempo
    PersonalizzazioneLimitata alle opzioni del fornitoreTotale, su misura dell’azienda
    Integrazione con sistemi esistentiParziale tramite API standardCompleta e seamless
    Sicurezza e controllo datiGestita dal providerPieno controllo interno
    ScalabilitàLimitata ai piani del fornitoreIllimitata, cresce con il business
    Dipendenza dal fornitoreAlta (rischio vendor lock-in)Nessuna
    ManutenzioneA carico del providerGestita internamente o con partner scelto
    Vantaggio competitivoBasso (stesso software dei concorrenti)Alto (soluzione unica, costruita sul tuo modello)
    Tabella di comparazione fra il software SaaS e quello custom-made

    Perché il software su misura è la scelta migliore per le aziende

    Analizziamo nel dettaglio i vantaggi concreti che rendono il software su misura la soluzione preferibile per le aziende strutturate o in crescita.

    1. Indipendenza dal fornitore e continuità operativa

    Con un SaaS, l’azienda non possiede il software: acquista semplicemente il diritto di utilizzarlo finché paga l’abbonamento. Se il fornitore aumenta i prezzi, cambia le funzionalità o chiude, l’azienda si trova in una posizione vulnerabile. Con un software sviluppato su misura, invece, l’azienda mantiene il pieno controllo sul sistema: è possibile apportare modifiche, integrare nuovi moduli o cambiare partner tecnico in qualsiasi momento, senza dipendere da nessun terzo e senza rischi di discontinuità operativa.

    2. Il software si adatta ai tuoi processi, non il contrario

    Uno dei limiti più critici del SaaS è che l’adattabilità è ristretta alle opzioni previste dal fornitore. Questo significa che spesso è l’azienda a dover modificare i propri processi interni per conformarsi al software, e non viceversa. Uno strumento sviluppato su misura viene invece progettato attorno alle esigenze reali dell’organizzazione: ogni flusso di lavoro, ogni interfaccia, ogni report viene costruito esattamente come serve. Il risultato è un sistema che aumenta l’efficienza operativa invece di generare workaround e compromessi.

    3. Costi più convenienti nel lungo periodo

    Molti pensano che il SaaS sia più economico, ma questa percezione è spesso illusoria nel lungo periodo. I costi delle piattaforme in abbonamento si moltiplicano rapidamente all’aumentare del numero di utenti e delle funzionalità richieste. Un’azienda con 100 dipendenti che utilizza due strumenti SaaS a 30€ per utente al mese arriva a spendere oltre 72.000€ all’anno, più di 360.000€ in cinque anni, senza possedere nulla. Con lo stesso investimento sarebbe possibile sviluppare un software su misura di proprietà esclusiva. Non a caso, secondo Statista il mercato globale del custom software è destinato a superare i 700 miliardi di dollari entro il 2028 (fonte: statista.com), segno che sempre più aziende stanno rivalutando questa scelta strategica.

    4. Maggiore sicurezza e controllo dei dati

    Con un SaaS, i dati aziendali vengono archiviati sui server del fornitore, in ambienti multi-tenant condivisi con altri clienti. Questo può rappresentare un rischio, soprattutto per le aziende che gestiscono dati sensibili o che devono rispettare normative specifiche (come il GDPR). Una soluzione custom consente di definire in autonomia le politiche di sicurezza, i protocolli di accesso, la crittografia e il luogo di archiviazione dei dati. McKinsey & Company riporta che le aziende che adottano tecnologie digitali tailor-made registrano una crescita dei ricavi superiore del 20-30% rispetto a chi utilizza soluzioni standard (fonte: McKinsey Digital, “The Case for Digital Reinvention”).

    5. Scalabilità reale e differenziazione sul mercato

    Un software personalizzato cresce con l’azienda: nuove funzionalità, nuovi moduli, nuove integrazioni vengono aggiunti quando servono e come servono. Al contrario, la scalabilità offerta dal SaaS è limitata ai piani commerciali del fornitore, spesso costosi e non sempre in linea con le reali necessità operative. Avere uno strumento proprietario e unico costituisce una posizione di vantaggio sul mercato: i concorrenti che usano lo stesso SaaS hanno le stesse funzionalità, mentre un’azienda con un software custom ha una piattaforma che riflette e potenzia il proprio modello di business in modo esclusivo. A conferma di ciò, una ricerca di Forrester indica che l’81% delle organizzazioni dotate di soluzioni software ad hoc dichiara un aumento misurabile dell’efficienza operativa già nel primo anno di utilizzo (fonte: Forrester Research, “The Total Economic Impact of Custom Software Development”).

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    Quando potrebbe avere senso scegliere il SaaS?

    Ci sono situazioni in cui il SaaS rimane una scelta valida, in particolare nelle fasi iniziali di un’attività o per funzioni molto standardizzate:

    • Startup in fase di validazione del modello di business, con budget limitato e processi ancora in evoluzione.
    • Aziende molto piccole con esigenze generiche e pochi utenti.
    • Necessità di strumenti specifici (es. email marketing, videoconferenze) che non richiedono un adattamento specifico al modello di business.

    Tuttavia, nel momento in cui l’azienda supera una certa dimensione, i processi diventano più complessi o le esigenze di flessibilità operativa aumentano, il software personalizzato diventa la scelta inevitabilmente più efficace.

    Conclusione: la scelta giusta per il tuo software aziendale

    La scelta tra SaaS e software personalizzati non è sempre semplice, ma per un’azienda con processi complessi, esigenze aziendali specifiche e obiettivi di crescita a lungo termine, la risposta è quasi sempre la stessa: una soluzione sviluppata su misura.

    Il vantaggio competitivo, il controllo totale sui dati, la proprietà del codice, l’integrazione perfetta con i sistemi esistenti e la scalabilità reale sono elementi che nessun SaaS può offrire allo stesso livello. Il software personalizzato è un investimento, non una spesa: un asset strategico che aumenta il valore dell’azienda nel tempo e che permette di soddisfare le esigenze operative con precisione e flessibilità.

    FAQ

    Un software gestionale è un sistema informatico progettato per automatizzare, ottimizzare e coordinare le operazioni interne di un’azienda: dalla gestione degli ordini alla fatturazione, dalla logistica alle risorse umane, dal CRM all’analisi dei dati.

    SaaS (Software as a Service) è un modello di distribuzione in cui l’applicazione è ospitata su server remoti del fornitore e disponibile tramite internet in abbonamento. Aggiornamenti e manutenzione sono gestiti dal provider. Esempi noti: Google Workspace, Salesforce, Trello

    Un software personalizzato è una soluzione sviluppata su misura per rispondere alle esigenze specifiche di una singola azienda. Viene progettato per adattarsi perfettamente ai processi aziendali, ai flussi di lavoro e agli obiettivi strategici di chi lo commissiona.

    Il SaaS può sembrare più economico all’inizio, ma i costi crescono rapidamente.
    Un software su misura risulta spesso più conveniente nel lungo periodo e rimane di proprietà esclusiva dell’azienda.

    Con il SaaS, l’azienda non possiede il software: acquista il diritto di usarlo finché paga l’abbonamento. Se il fornitore aumenta i prezzi, modifica le funzionalità o cessa l’attività, l’azienda si trova vulnerabile. Con un software su misura si mantiene il pieno controllo e si può cambiare partner tecnico liberamente.

    Il SaaS rimane valido nelle fasi iniziali di un’attività, per funzioni standard e non strategiche, quando si ha bisogno di operatività immediata senza grandi investimenti, o per team piccoli con esigenze semplici.

    Sì. Anche le PMI possono beneficiarne, specialmente quando hanno processi specifici difficilmente replicabili da soluzioni standard, quando gestiscono dati sensibili, o quando vogliono costruire un vantaggio competitivo che i concorrenti non possono replicare.

    In generale sì. Con il SaaS i dati vengono archiviati su server del fornitore in ambienti multi-tenant condivisi. Con un software su misura si definiscono autonomamente le politiche di sicurezza, i protocolli di accesso, la crittografia e il luogo di archiviazione, con pieno controllo sulla conformità al GDPR.

    30 Marzo 2026/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2026/03/saas-vs-software-2.webp 761 1200 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2026-03-30 10:20:382026-05-12 11:26:35Software gestionali: SaaS o software personalizzato? Scopri qual è la scelta migliore per la tua azienda
    Web, Whistleblowing

    Normativa Whistleblowing e segnalazione: nuovo parere Garante privacy

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    Indice

    • Nuovo parere del Garante Privacy su Linee Guida ANAC
    • Cos’è il Whistleblowing
    • Normativa in Italia
    • Il parere del Garante della Privacy
    • I punti chiave del Parere

    Con il provvedimento n. 581 del 9 ottobre 2025, il Garante Privacy ha pubblicato un parere dettagliato sugli schemi di Linee guida ANAC. Questi riguardano sia i canali interni di segnalazione di illeciti sia l’aggiornamento delle Linee guida sui canali esterni.

    L’obiettivo principale del parere emesso dal Garante per la Protezione dei Dati Personali è quello di garantire che venga tutelata la riservatezza dell’identità del segnalante, prevenire ritorsioni e bilanciare le esigenze di riservatezza con quelle di accertamento degli illeciti e del diritto di difesa. Il software per la segnalazione degli illeciti si conferma un vero baluardo per la tutela dei diritti, ma pubblici e privati devono elevare standard tecnici e organizzativi per essere all’altezza.

    Noi di E-lane IT Solutions abbiamo sviluppato un software per la segnalazione degli illeciti nella Pubblica amministrazione e nelle aziende private.

    Scopri Italia Whistleblowing!

    Prima di entrare nel dettaglio, però, ricordiamo cos’è e quando è stato introdotto in Italia.

    Che cos’è il whistleblowing

    E’ uno strumento di compliance aziendale che permette alle figure legate all’azienda di segnalare uno o più comportamenti irregolari o illeciti in modo riservato e protetto.

    Di fatto è l’atto compiuto da una persona (solitamente un dipendente o chi opera nel contesto lavorativo pubblico o privato) che segnala informazioni sulle violazioni relative a atti o comportamenti non etici, illegali o pericolose, come condotte illecite, illeciti, atti od omissioni che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica.

    Per approfondire, ti invitiamo a leggere Guida al Whistleblowing

    Normativa in Italia

    Introdotto dalla Legge 190/2012 per la prevenzione della corruzione nella PA, il sistema è stato esteso al privato con la Legge 179/2017 e potenziato dal D.lgs. 24/2023 (pubblicato il 10 marzo 2023), che recepisce la Direttiva UE 2019/1937 che offre disposizioni riguardanti la protezione delle persone che segnalano violazioni di diritto dell’Unione.

    Permette di effettuare una segnalazione interna (canale interno), esterna (es. ANAC, autorità giudiziaria o contabile) o pubblica, valorizzando il RPCT e tutelando il whistleblower con riservatezza, protezione da ritorsioni e tutela degli autori di segnalazioni. 

    I whistleblower favoriscono la trasparenza, la responsabilità contribuendo alla prevenzione della corruzione.

    Il parere del Garante Privacy sulle linee guida ANAC sul whistleblowing

    Nel proprio parere, il Garante evidenzia come le Linee guida emanate da ANAC incidano direttamente sul trattamento e sulla tutela dei dati personali nell’ambito dei sistemi di segnalazione.

    Il quadro normativo di riferimento, e in particolare il d.lgs. 24/2023, stabilisce l’obbligo di assicurare la piena riservatezza dell’identità della persona segnalante, dei soggetti coinvolti e delle informazioni contenute nella segnalazione lungo l’intero iter procedurale.

    Valuta positivamente l’impostazione generale, riconoscendo:

    • Ricostruzione corretta dell’impianto normativo.
    • Compatibilità con obblighi privacy.
    • Misure tecniche concrete.

     Il parere richiama inoltre diversi profili tecnici previsti dal decreto, ponendo l’accento sulle responsabilità in capo agli enti e sulla necessità di strutturare in modo puntuale ruoli organizzativi, procedure di gestione e adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati.

    I principali punti di attenzione evidenziati dal Garante

    Le Linee guida ANAC, integrate dal parere del Garante per la protezione dei dati personali, definiscono un quadro chiaro per la gestione dei canali di whistleblowing, ponendo al centro sicurezza, riservatezza e accountability, in coerenza con il d.lgs. 24/2023 e il GDPR.

    1. Sicurezza dei canali di segnalazione

    Il Garante evidenzia che l’utilizzo della posta elettronica ordinaria o PEC come canale per effettuare la segnalazione comporta rischi elevati di tracciabilità del segnalante, dovuti a:

    • metadati di invio e ricezione,
    • log di rete e di sistema,
    • possibile identificazione tramite indirizzi IP.

    Per questo motivo, l’email è considerata inadeguata come canale principale e può essere utilizzata solo previa adozione di specifiche misure di mitigazione da documentare nella DPIA.

    Anche le segnalazioni cartacee richiedono cautele rafforzate, tra cui:

    • utilizzo della doppia busta,
    • protocollazione riservata,
    • valutazione dell’integrazione in sistemi documentali conformi alle regole AgID.

    2. Piattaforme informatiche: la soluzione preferenziale in materia di whistleblowing 

    Le piattaforme digitali dedicate rappresentano il canale privilegiato per la gestione delle segnalazioni, in quanto consentono di implementare misure di privacy by design e by default, tra cui:

    • cifratura dei dati (a riposo e in transito),
    • anonimato o pseudonimizzazione del segnalante,
    • assenza di log identificativi,
    • accessi segregati e profilati,
    • possibilità di dialogo riservato con il whistleblower.

    Tali strumenti devono essere affidabili, adeguatamente progettati e valutati nell’ambito della valutazione di impatto.

    E-lane ha realizzato una piattaforma digitale che permette la presentazione e gestione delle segnalazioni da parte di pubbliche amministrazioni e le società private.

    Italiawhistleblowing.it è un sistema conforme alle normative (art. 6 del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 – Legge 231) e GDPR, un ambiente di segnalazione sicuro per il segnalante nel processo di segnalazione.

    • Usufuibile in modalità Saas.
    • Percorso guidato online intuitivo.
    • Piattaforma gestita da un soggetto specializzato.
    • Riservatezza garantita anche qualora il Segnalante scelga di indicare le proprie generalità.
    • Accessibile e multidispositivo.
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    3. DPIA obbligatoria 

    Il Garante ribadisce che i trattamenti connessi alle segnalazioni rientrano tra quelli che richiedono obbligatoriamente una valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA).

    La DPIA deve:

    • essere svolta prima dell’attivazione del canale,
    • analizzare rischi e misure di sicurezza,
    • coinvolgere eventuali fornitori di piattaforme (senza delega di responsabilità),
    • documentare le scelte organizzative e tecniche del titolare.

    4. Conservazione dei dati: limiti chiari e stringenti

    Le Linee guida confermano i limiti temporali già previsti dal d.lgs. 24/2023:

    • massimo 5 anni dalla comunicazione dell’esito finale della procedura,
    • conservazione solo degli atti strettamente necessari,
    • cancellazione della segnalazione e della documentazione correlata allo scadere dei termini.

    Questa limitazione è essenziale per evitare la conservazione ingiustificata di dati particolarmente sensibili.

    5. Condivisione del canale tra enti: condizioni e cautele

    Il decreto consente ad alcuni enti (ad esempio piccoli comuni o imprese sotto i 249 dipendenti) di condividere il canale di segnalazione interna. Tuttavia, il Garante chiarisce che ciò è possibile solo adottando misure rafforzate, quali:

    • accordi conformi all’art. 26 GDPR,
    • segmentazione rigorosa degli accessi,
    • impossibilità per un ente di accedere alle segnalazioni di un altro.

    6. Ruoli, autorizzazioni e formazione del personale

    Un sistema di whistleblowing efficace richiede una governance chiara e documentata. In particolare:

    • solo personale autorizzato e formato può trattare i dati,
    • i ruoli e le responsabilità devono essere formalizzati,
    • in caso di esternalizzazione, il fornitore va nominato responsabile del trattamento ex art. 28 GDPR,
    • nei gruppi societari, la capogruppo opera come responsabile, non come contitolare.

    Queste misure rafforzano il rispetto del principio di accountability.

    7. Ambito di applicazione: PA e settore privato

    Le indicazioni del Garante non si limitano alla pubblica amministrazione, ma costituiscono un riferimento operativo anche per i datori di lavoro privati. Tra le misure raccomandate:

    • evitare la tracciabilità del segnalante anche su rete interna,
    • adottare procedure formalizzate di gestione,
    • garantire l’accesso ai dati solo a soggetti legittimati,
    • consentire segnalazioni anonime o identificate.

    Il Garante sottolinea inoltre che la riservatezza del segnalante può estendersi anche a segnalazioni non pienamente qualificabili come whistleblowing, in presenza di un’aspettativa di tutela.

    Un sistema più solido grazie alla collaborazione istituzionale

    Il coordinamento tra ANAC e Garante punta a costruire un ecosistema di segnalazione più sicuro, coerente e affidabile, capace di bilanciare:

    • efficacia dei canali,
    • tutela della riservatezza,
    • correttezza del trattamento dei dati personali.

    La sfida per enti pubblici e imprese è tradurre questi principi in procedure operative concrete, investendo in tecnologia, formazione e governance.

    FAQ

    Il whistleblowing è l’atto con cui una persona (solitamente un dipendente o chi opera in un contesto lavorativo pubblico o privato) segnala in modo riservato e protetto comportamenti irregolari, illeciti o non etici all’interno della propria organizzazione. È uno strumento di compliance che favorisce trasparenza e prevenzione della corruzione.

    Il riferimento principale è il D.lgs. 24/2023 che recepisce la Direttiva UE 2019/1937, preceduto dalla Legge 190/2012 (PA) e dalla Legge 179/2017 (settore privato). Il decreto garantisce protezione alle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione.

    Il D.lgs. 24/2023 obbliga i soggetti pubblici (indipendentemente dalle dimensioni) e le aziende private con più di 50 dipendenti ad attivare canali interni di segnalazione conformi alla normativa.

    Il provvedimento n. 581/2025 esprime un parere sugli schemi di Linee guida ANAC per i canali di segnalazione interni ed esterni. Mira a garantire riservatezza del segnalante, prevenire ritorsioni e bilanciare le esigenze di riservatezza con quelle di accertamento degli illeciti.

    Il D.lgs. 24/2023 stabilisce l’obbligo di assicurare la piena riservatezza dell’identità della persona segnalante, dei soggetti coinvolti e delle informazioni contenute nella segnalazione lungo l’intero iter procedurale, con misure tecniche e organizzative adeguate.

    Il canale interno è attivato dall’ente stesso per raccogliere segnalazioni dai propri dipendenti. Il canale esterno è gestito da autorità terze come ANAC o dall’autorità giudiziaria, cui il segnalante può rivolgersi quando il canale interno non è disponibile o non ha funzionato.

    Sì. La normativa prevede esplicitamente la tutela del whistleblower da qualsiasi forma di ritorsione diretta o indiretta, inclusi licenziamento, demansionamento, mobbing o qualsiasi atto che lo penalizzi per aver effettuato una segnalazione in buona fede.

    Sì. Esistono piattaforme software dedicate alla gestione sicura e riservata delle segnalazioni, conformi al D.lgs. 24/2023 e al GDPR. E-lane IT Solutions ha sviluppato “Italia Whistleblowing“, una soluzione per la Pubblica Amministrazione e le aziende private.

    15 Dicembre 2025/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2025/12/software-whistleblowing.webp 800 1200 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2025-12-15 15:43:202026-05-12 11:26:49Normativa Whistleblowing e segnalazione: nuovo parere Garante privacy
    Web, Siti web

    Mobile-first e responsive design: cosa significano davvero (e perché sono importanti per il tuo brand)

    Sei in: Home1 / Blog2 / Web

    Indice

    • Il mobile domina il web
    • Cos’è il responsive design
    • Perché è importante il responsive design
    • Adaptive design: qual è la differenza
    • Mobile responsive vs Mobile-friendly
    • Mobile-first design

    Spesso, durante discussioni con colleghi, clienti, designer, sviluppatori o utenti, si sentono termini come “mobile-first” o “responsive design”. Tuttavia, non tutti conoscono il vero responsive significato di queste parole.

    Anche noi ci siamo spesso sentiti chiedere: “Ma cosa vuol dire mobile first?”

    Procediamo, quindi, per gradi per capire chiaramente cosa si intende con questi termini di tendenza. Questa conoscenza aiuterà a comprendere meglio l’approccio mobile first e a capire se è la scelta giusta per il tuo brand.

    Un web dominato dal mobile

    Oggi l’intero panorama e l’aspetto del web sono cambiati radicalmente. Ecco alcuni dati recenti e interessanti da conoscere:

    • Nel secondo trimestre del 2025, i dispositivi mobile rappresentano il 62.54% del traffico online globale. Dopo aver avuto una quota di circa il 50% all’inizio del 2017, l’uso dei dispositivi mobili è aumentato. Nel 2020, ha superato questa soglia e ha continuato a crescere da allora.
    grafico della percentuale di traffico da mobile dal primo trimestre al secondo trimestre del 2025
    Grafico di Statista della percentuale di traffico da mobile dal primo trimestre del 2025 al secondo trimestre del 2025
    • Commercio Elettronico (m-commerce): il commercio da telefono rappresenta più del 70% delle vendite totali di e-commerce.

    Gli utenti mobile oggi rappresentano il pubblico di riferimento. Per questo, marketer e aziende devono ideare strategie mirate, adottando un mobile first layout per costruire relazioni durature e mantenersi competitivi.

    Vuoi un sito web o un e-commerce ottimizzato per il mobile? Contattaci!

    Cos’è il responsive design?

    Il responsive design è un approccio introdotto da Ethan Marcotte che ha rivoluzionato il modo di progettare i siti web. Utilizzando griglie fluide, immagini adattabili e media query CSS, il design responsive fa sì che i contenuti si adattino automaticamente a dispositivi diversi, migliorando l’accessibilità e l’esperienza utente (user experience).

    Questo approccio si distacca dai layout tradizionali fissi, permettendo di creare siti responsivi che funzionano perfettamente su desktop, tablet e smartphone.
    Per capire se un sito è responsive, prova a ridimensionare la finestra del browser nel motore di ricerca. Il contenuto e il design si adattano bene. Questo permette di usare il sito su qualsiasi dispositivo. Non serve creare due versioni separate per desktop e mobile.

    Noi di E-lane poniamo grande attenzione alla responsiveness di tutti i nostri progetti digitali.

    CONTATTACI

    Perché è importante il responsive design?

    Il responsive design consente di offrire un’esperienza uniforme su qualsiasi device, risparmiando tempo e risorse nella gestione dei contenuti. Ciò migliora la fruibilità del sito e aiuta il posizionamento SEO, poiché Google predilige siti mobile responsive rispetto a quelli con versioni separate.

    Adaptive design: come si differenzia?

    Un sito con adaptive design (o design adattivo) si adatta alla larghezza dello schermo del dispositivo (tablet, desktop o smartphone) usando layout specifici per ogni dimensione predefinita. Questo approccio richiede che gli sviluppatori conoscano in anticipo le larghezze di browser più comuni e costruiscano il sito secondo queste specifiche (es. 320px, 480px, 768px, 1024px).

    Spesso i termini “responsive” e “adaptive” vengono confusi, ma è importante sottolineare che oggi gli sviluppatori più esperti mirano a creare siti che combinano entrambe le tecniche, per un design responsivo ottimale.

    CaratteristicaResponsive DesignAdaptive Design
    Come funzionaIl layout si adatta continuamente (si allarga o si restringe) in base a qualsiasi dimensione dello schermoIl layout salta a un design predefinito quando viene rilevata una dimensione specifica (un breakpoint).
    Punti di Rottura (Breakpoints)Usa i breakpoints come guide per riorganizzare il contenuto (es. passare da 3 colonne a 1), ma il design tra un punto e l’altro è fluidoUsa i breakpoints come interruttori (spesso 3-6 dimensioni fisse, es. 320px, 768px, 1024px)
    CaricamentoCarica lo stesso codice HTML/CSS per tutti i dispositivi, utilizzando le CSS Media Queries per nascondere o riorganizzare elementiPuò caricare codice HTML/CSS diverso per ogni breakpoint, ottimizzando la performance per quel particolare dispositivo
    FlessibilitàMolto alta. Funziona bene su ogni nuovo dispositivo o dimensione dello schermo che verrà inventata in futuroLimitata ai breakpoint definiti. Se il dispositivo ha una dimensione non prevista, vedrà il layout più vicino
    Quando usarloPer la maggior parte dei nuovi siti web e progetti. È lo standard di fatto (l’approccio mobile-first)Per ottimizzare siti molto complessi o ereditati (vecchi siti) che richiedono un controllo estremo su specifiche dimensioni dello schermo
    Illustrazione differenza Responsive e Adaptive Design

    Mobile-responsive vs mobile-friendly: cosa preferisce Google?

    • Mobile-responsive: permette di avere la stessa esperienza passando dal desktop al mobile. È una struttura basata su percentuali che adatta automaticamente i contenuti. Questa è la soluzione preferita da Google per la migliore responsiveness e ottimizzazione SEO.
    • Mobile-friendly: principalmente progettato per funzionare bene sui dispositivi mobili.

    Mentre ogni sito responsive è mobile friendly, non tutti i siti mobile friendly sono necessariamente responsive.

    La maggior parte dei designer oggi sceglie il design responsive e l’approccio mobile first, poiché offrono un’esperienza fluida, sono più facili da mantenere e migliorano il posizionamento SEO, anche grazie all’indicizzazione mobile-first di Google.

    Il concetto di mobile-first design

    Mobile-first è una strategia di design, mentre il responsive design è il risultato tecnico. Tradizionalmente si progettava prima per desktop e poi si adattava il sito a dispositivi mobili (approccio desktop-first).

    Il problema è che il sito risulta ottimizzato principalmente per desktop e meno per mobile. Per questo, oggi si adotta la strategia mobile-first: si progetta prima per schermi piccoli (smartphone), per poi scalare verso tablet e desktop (progressive enhancement). Questo concetto è stato introdotto da Luke Wroblewski nel 2009.

    La progettazione mobile-first richiede un’attenta organizzazione dei contenuti, perché si parte dalle limitazioni di spazio e prestazioni di dispositivi piccoli, aggiungendo via via livelli per schermi più grandi.

    Quanto è efficace la strategia Mobile-First?

    Sembra molto promettente, ma molte agenzie web non l’hanno ancora adottata pienamente. In termini di ritorno sull’investimento, a volte non performa meglio delle soluzioni desktop-adaptive.

    Molte aziende preferiscono investire in siti ottimizzati per desktop, assicurandosi comunque che gli utenti mobile siano soddisfatti nella ricerca delle informazioni.

    Per capire se è il caso di adottare una strategia mobile-first, è fondamentale studiare il proprio pubblico, segmentare gli utenti e allineare il design agli obiettivi di business.

    Vuoi aggiornare il sito della tua azienda o realizzare un progetto mobile-first con design responsive? Contattaci!

    FAQ

    Il responsive design è un approccio alla progettazione web che utilizza griglie fluide, immagini adattabili e media query CSS per far sì che i contenuti di un sito si adattino automaticamente a qualsiasi dimensione di schermo (desktop, tablet o smartphone) senza dover creare versioni separate del sito.

    Il mobile-first è un approccio di progettazione in cui si parte dalla versione mobile del sito come base, per poi espandere il layout verso schermi più grandi. Garantisce che l’esperienza su smartphone sia ottimale fin dall’inizio, considerando che oltre il 62% del traffico web globale proviene da dispositivi mobili.

    Il responsive design si adatta continuamente e fluidamente a qualsiasi dimensione dello schermo. L’adaptive design utilizza layout predefiniti per breakpoint specifici e salta da un layout all’altro al raggiungimento di quelle dimensioni. Gli sviluppatori moderni tendono a combinare entrambe le tecniche.

    Un sito mobile-friendly si limita a essere visualizzabile su smartphone senza problemi evidenti. Un sito mobile-responsive ridisegna dinamicamente layout, contenuti e funzionalità per offrire un’esperienza ottimale su qualsiasi schermo. Il mobile-responsive è lo standard attuale.

    Sì, in modo significativo. Google adotta il “mobile-first indexing”: valuta e indicizza i siti principalmente dalla versione mobile. Un sito non responsive viene penalizzato nei risultati di ricerca. Una buona esperienza mobile riduce la frequenza di rimbalzo e aumenta il tempo di permanenza.

    Il modo più semplice è ridimensionare la finestra del browser: se i contenuti si ridispongono adattandosi, il sito è responsive. Puoi anche usare il test di ottimizzazione mobile di Google Search Console o il DevTools di Chrome (F12 → icona dispositivo mobile).

    Perché la maggioranza degli acquisti online avviene da smartphone. Un e-commerce mobile-first garantisce checkout fluidi, immagini ottimizzate, navigazione intuitiva e tempi di caricamento rapidi, fattori che incidono direttamente sui tassi di conversione e sulle vendite.

    27 Ottobre 2025/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2025/10/mobile-first-responsive-design.webp 900 900 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2025-10-27 10:31:522026-05-12 11:27:04Mobile-first e responsive design: cosa significano davvero (e perché sono importanti per il tuo brand)
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    I migliori strumenti gratuiti per testare l’accessibilità del tuo sito

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    Indice

    • 5 migliori tool per testare l’accessibilità di un sito
      • WAVE: ottimo per una valutazione immediata
      • Contrast Checker: tool per rapporti di contrasto sfondo/testo
      • NVDA: il tuo screen reader gratuito
      • Lighthouse: oltre alla performance e il SEO anche l’accessibilità web
      • Accessibility Insights: controlli rapidi o analisi approfondite
    • Tool per testare l’accessibilità web a confronto
    • Include: tool per l’accessibilità web per chi usa Figma

    L’accessibilità digitale è sempre più al centro dell’attenzione, sia per ragioni legate all’inclusione (DEI – Diversity, Equity and Inclusion), sia per aspetti normativi, legali e di conformità.
    In particolare, con l’entrata in vigore del European Accessibility Act anche in Italia a partire dal 28 giugno 2025, le aziende – grandi e piccole – sono chiamate ad adeguarsi a requisiti sempre più stringenti in materia di accessibilità.

    Leggi il nostro articolo sull’European Accessibility Act e su cosa comporta per chi lavora nel digitale.

    L’accessibilità digitale è diventata una priorità imprescindibile per chi opera nel mondo online.

    In questa guida troverai una panoramica dei principali strumenti gratuiti che possono aiutarti a valutare lo stato attuale del tuo sito in termini di accessibilità. Abbiamo selezionato una serie di tool tra i più diffusi che puoi iniziare a utilizzare subito, senza costi.
    L’accessibilità non è solo un requisito da spuntare o un obbligo legale: è prima di tutto una questione di esperienza utente, inclusività e apertura verso un pubblico più ampio.

    Noi di E-lane ci impegniamo costantemente a progettare siti web con interfacce accessibili, intuitive e orientate a garantire un’esperienza utente fluida e gratificante.

    Se desideri creare qualcosa di efficace e ben strutturato, contattaci!

    I 5 migliori strumenti gratuiti per testare l’accessibilità di un sito web

    Se stai cercando il miglior modo per iniziare un test accessibilità siti web, ecco cinque strumenti gratuiti ideali per fare test di accessibilità di siti web. Consentono di analizzare diverse aree critiche. Questi tool sono ideali sia per chi lavora nello sviluppo che per designer e content creator che vogliono progettare con l’inclusione in mente.

    Disclaimer: questi strumenti per l’accessibilità digitale coprono principalmente l’aspetto tecnico e di design, ma nessuno può sostituire completamente una valutazione manuale e il coinvolgimento di utenti reali con disabilità.
    Per una copertura completa, è consigliabile usare più di uno strumento e integrare test manuali, specialmente per contenuti multimediali e interazioni complesse.

    1. WAVE – Web Accessibility Evaluation Tool

    Sviluppato da WebAIM, WAVE è uno degli strumenti più usati per valutare l’accessibilità web. La versione più diffusa è l’estensione per Chrome, gratuita e molto pratica per una valutazione immediata delle principali criticità.

    Analizza la pagina web e segnala visivamente errori e criticità direttamente sull’interfaccia, come problemi di contrasto, alt text mancanti, struttura delle intestazioni e navigabilità da tastiera.

    Pro:

    • Interfaccia intuitiva, disponibile via estensione o versione web.
    • Evidenzia i problemi di accessibilità e fornisce spiegazioni dettagliate su come risolvere il problema con riferimento diretto alle WCAG.
    • Sidebar con una panoramica chiara dei problemi rilevati.

    Contro:

    • I test automatici coprono solo il 30% circa delle potenziali problematiche.
    • Come tutti gli strumenti automatici, può restituire falsi positivi/negativi: serve comunque il giudizio umano.
    • La versione gratuita analizza solo le pagine web pubblicate e online.

    2. WebAIM Contrast Checker

    Sviluppato da Web Aim, Contrast checker è perfetto per controllare rapidamente i rapporti di contrasto tra testo e sfondo, il Contrast Checker è uno strumento molto utile per verificare la leggibilità dei contenuti anche per utenti ipovedenti o daltonici, aiutando a rispettare lo standard WCAG 1.4.3.

    Pro:

    • Interfaccia semplice e intuitiva, adatta a chiunque.
    • Mostra il valore del contrasto con chiarezza, indicando se è conforme al rapporto minimo richiesto (4.5:1).
    • Permette l’inserimento dei colori in vari formati (hex, RGB…) e la possibilità di modificarne la luminosità così da poter analizzare e considerare subito eventuali modifiche.

    Contro:

    • Si limita alla verifica del contrasto; non valuta altri elementi (dimensione caratteri, stili, ecc.).
    • Analizza solo un elemento alla volta e non tiene conto di tutto il contenuto della pagina.
    • Non simula il daltonismo, quindi non copre tutti i problemi legati al colore.

    3. NVDA – Screen Reader gratuito

    NVDA (NonVisual Desktop Access) è un lettore di schermo gratuito e open source pensato per aiutare le persone con disabilità visive a navigare nei contenuti digitali. È anche una risorsa preziosa per chi vuole capire come funziona uno screen reader e testare l’accessibilità del proprio sito.

    Pro:

    • Completamente gratuito e open source.
    • Permette di comprendere come un utente non vedente vive l’esperienza web.
    • Sono disponibili guide e risorse gratuite sul sito NV Access.

    Contro:

    • Ha una curva di apprendimento: è necessario imparare i comandi e le modalità di navigazione.
    • Chi non ha esperienza potrebbe interpretare erroneamente i risultati dei test.
    • L’annuncio del contenuto avviene secondo la struttura HTML, che non sempre corrisponde all’aspetto visivo della pagina.

    4. Lighthouse – Strumento di Google Chrome

    Lighthouse è parte della suite di sviluppo di Google Chrome. Oltre a performance e SEO, include una sezione dedicata all’accessibilità automatica delle pagine web.

    Pro:

    • Integrato nativamente in Chrome DevTools.
    • Fornisce anche informazioni su performance e best practice, offrendo una visione completa della qualità del sito.
    • Può essere usato facilmente durante tutto il processo di sviluppo.

    Contro:

    • Utile come primo step, ma non sostituisce i test manuali.
    • I risultati non sempre sono affidabili: piccoli cambiamenti al sito possono portare a risultati molto diversi.
    • Come altri tool automatici, può fraintendere il contesto e produrre falsi positivi.

    5. Accessibility Insights – Strumento Microsoft gratuito

    Accessibility Insights è un tool sviluppato da Microsoft che consente di effettuare sia controlli rapidi che analisi approfondite dell’accessibilità, con test guidati passo-passo per verificare la conformità alle WCAG. Disponibile come estensione per browser e applicazione desktop, è particolarmente indicato per chi vuole una panoramica completa e suggerimenti pratici per migliorare il proprio sito. Puoi trovare l’introduzione qui:

    Pro:

    • Offre un percorso guidato per eseguire audit completi.
    • Consente sia test automatici che manuali integrati.
    • Gratuito e supportato da Microsoft, con aggiornamenti costanti.

    Contro:

    • Può risultare complesso per utenti senza esperienza tecnica.
    • Alcune funzionalità più avanzate richiedono tempo per essere comprese e applicate correttamente.

    5 strumenti per testare l’accessibilità di un sito: tabella di confronto

    Tool per testare l’accessibilitàIdeale perTipo di analisi
    WAVEAnalisi rapida di singole pagineVisiva + automatica
    WebAIM Contrast CheckerVerifica leggibilità testo/sfondoAnalisi manuale del contrasto
    NVDATest esperienziale con screen readerLettura audio + navigazione da tastiera
    LighthouseValutazione tecnica generale (SEO + accessibilità)Audit automatico integrato in Chrome
    Accessibility InsightsAudit completo con test guidatiManuale + automatico

    Strumenti per l’accessibilità da tenere d’occhio

    Include – Plug-in per Figma (eBay)

    Strumento segnalato dal team di eBay durante il CSUN Assistive Technology Conference 2023. Si tratta di un plug-in gratuito per Figma che permette di integrare test di accessibilità già nella fase di design.

    Molti nostri clienti usano Figma, quindi Include è un’ottima soluzione per iniziare a progettare con l’accessibilità in mente fin da subito.

    Conclusioni: strumenti utili, ma non sufficienti

    Le soluzioni gratuite per valutare l’accessibilità sono un ottimo punto di partenza: forniscono suggerimenti preziosi e aiutano a identificare gli errori più comuni. Però, è cruciale non considerarle esaustive.

    L’accessibilità digitale richiede un’analisi più approfondita, che includa test eseguiti manualmente, valutazioni pratiche e una solida conoscenza delle normative e delle prassi consolidate.

    Affidarsi a esperti del campo, come le agenzie specializzate, è il passo successivo per garantire concretamente un’esperienza online inclusiva, efficace e in linea con le direttive.

    Noi di E-lane crediamo fermamente che l’accessibilità non sia solo una questione tecnica, ma un principio fondamentale che genera vantaggi concreti: un’esperienza utente superiore, una migliore posizione sui motori di ricerca e, soprattutto, un web più equo e accessibile a chiunque.

    Se hai intenzione di sviluppare un sito web, un e-commerce o un’app mobile accessibile e ben progettata, non esitare a contattarci. Saremo lieti di supportarti nella realizzazione di un progetto digitale che unisca funzionalità, inclusività e impatto significativo.

    CONTATTACI
    13 Giugno 2025/da elane
    https://e-lane.it/wp-content/uploads/2025/06/strumenti-accessibilita_sfondo1200.webp 686 1200 elane https://e-lane.it/wp-content/uploads/2023/11/logoHeader.webp elane2025-06-13 11:37:432026-05-12 11:27:19I migliori strumenti gratuiti per testare l’accessibilità del tuo sito
    Web, Siti web

    European Accessibility Act 2025: cosa cambia per l’accessibilità nei siti web

    Indice

    • Cos’è l’European Accessibility Act
    • European Accessibility Act in Italia
    • A quali servizi e prodotti si applica
    • Chi deve adeguarsi alla Accessibility Act
      • Aziende Private
      • Pubblica Amministrazione
    • Termini e periodi di transizione
    • Sanzioni per la mancata conformità all’European Accessibility Act
      • Sanzioni per le imprese private
      • Sanzioni per le PA
    • Come adeguarsi all’European Accessibility Act

    Oltre 80 milioni di persone nell’UE vivono con una qualche forma di disabilità. Con una società che invecchia, il numero è in aumento.

    A partire dal 28 Giugno 2025 entrerà in vigore in Italia l’European Accessibility Act (EAA), una direttiva adottata dal 2019 che stabilisce dei requisiti minimi di accessibilità a livello europeo per una serie di prodotti e servizi. Mira a rafforzare il diritto delle persone con disabilità ad accedere a beni e servizi disponibili nel mercato interno dell’UE.

    Tra i prodotti e servizi coinvolti ci sono anche i siti web e le applicazioni mobili, dal 28 Giugno 2025 dovranno essere accessibili a tutti, comprese le persone con disabilità.

    L’accessibilità digitale non è soltanto una questione normativa, ma rappresenta un impegno sociale e una leva strategica per migliorare l’esperienza utente e la visibilità online.

    Ma in che modo cambia lo scenario con l’introduzione dell’European Accessibility Act (EAA) in Italia? Chi sarà tenuto a conformarsi? E soprattutto, quali sono le azioni che le aziende devono intraprendere per essere conformi, evitando rischi legali o penalizzazioni in ottica SEO?

    Scopriamolo.

    Cos’è l’European Accessibility Act (EAA)

    European Accessibility Act (EAA) rappresenta una tappa fondamentale per l’accessibilità digitale.

    L’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è una normativa europea che stabilisce requisiti comuni per rendere accessibili prodotti e servizi digitali alle persone con disabilità. L’obiettivo è abbattere le barriere tecnologiche e garantire un mercato unico accessibile, favorendo l’inclusione e la partecipazione attiva di tutti i cittadini.

    L’obiettivo dell’atto è uniformare i requisiti di accessibilità per specifici prodotti e servizi, così da favorire il corretto funzionamento del mercato unico europeo. Questo viene fatto eliminando e prevenendo le barriere causate dalle differenze tra le normative nazionali. La normativa è pensata per portare benefici sia alle imprese che alle persone con disabilità e agli anziani.

    Accessibility Act in Italia: l’integrazione con la Legge Stanca

    L’European Accessibility Act (EAA) si inserisce nel più ampio contesto delle politiche europee per la parità dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, in linea con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. In Italia, questa direttiva europea si integra con la normativa già esistente in materia di accessibilità digitale, in particolare con la Legge 4/2004, conosciuta come Legge Stanca.

    La Legge Stanca, ancora in vigore, impone l’obbligo di accessibilità per i siti web, le app e tutti i contenuti digitali forniti da Pubbliche Amministrazioni e aziende private con fatturato superiore ai 500 milioni di euro annui. Tra gli obblighi previsti ci sono: la pubblicazione annuale di una dichiarazione di accessibilità, l’attivazione di un meccanismo di feedback per segnalare problemi da parte degli utenti con disabilità, e il rispetto di standard tecnici ben definiti.

    Dal 28 giugno 2025, l’obbligo di accessibilità digitale si estende a tutte le medie e piccole imprese (cioè le aziende sopra i 2 milioni di euro di fatturato annuo e/o più di 10 dipendenti) che offrono prodotti e servizi digitali ai consumatori con sanzioni fino a 40.000 Euro. Sono escluse solo le microimprese.

    L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) è l’ente di riferimento nazionale per l’attuazione e il monitoraggio della Legge Stanca, nonché per l’interpretazione delle norme sull’accessibilità digitale. L’arrivo dell’EAA rafforza e amplia questo quadro normativo, estendendo l’obbligo di accessibilità anche al settore privato e a una più ampia gamma di prodotti e servizi digitali, con l’obiettivo di eliminare le barriere digitali e garantire pari opportunità di accesso a tutti i cittadini, senza discriminazioni.

    accessibilità european accessibility act

    A quali servizi e prodotti si applica la EEA?

    La normativa per l’accessibilità digitale si applica a una serie specifica di prodotti e servizi, con l’obiettivo di garantire la loro accessibilità alle persone con disabilità.

    Prodotti soggetti alla normativa EEA

    • Sistemi hardware informatici per uso generale destinati ai consumatori e i relativi sistemi operativi
    • Terminali di pagamento elettronico, come i POS utilizzati nei punti vendita
    • Terminali self-service, tra cui:
      • sportelli bancomat (ATM)
      • distributori automatici di biglietti
      • chioschi per il check-in
      • terminali interattivi informativi

    Sono esclusi i terminali installati come parte integrata di veicoli, aerei, navi o mezzi ferroviari

    • Apparecchiature terminali interattive per servizi di comunicazione elettronica
    • Apparecchiature terminali interattive per l’accesso ai servizi audiovisivi
    • e-Reader, ovvero dispositivi per la lettura di libri elettronici

    Servizi soggetti all’EAA:

    • Servizi di comunicazione elettronica, con l’eccezione dei servizi di sola trasmissione per applicazioni “machine-to-machine“
    • Servizi di accesso ai media audiovisivi, come lo streaming video
    • Servizi bancari per consumatori, inclusi home banking e mobile banking
    • Libri elettronici (e-Book) e relativi software dedicati
    • Servizi di commercio elettronico (e-Commerce), come siti e piattaforme per l’acquisto di beni e servizi
    • Siti web e servizi digitali tramite dispositivi mobili, inclusi:
      • applicazioni mobili biglietti elettronici
      • servizi di biglietteria elettronica
      • sistemi informativi per il trasporto (aereo, autobus, ferroviario e via acqua)

    Servizi di risposta alle comunicazioni di emergenza indirizzate al numero unico europeo “112”

    Le nuove regole si basano sulle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.1 – Livello AA, che definiscono gli standard internazionali per rendere i contenuti digitali accessibili a tutti.

    Chi deve adeguarsi all’European Accessibility Act?

    L’EAA riguarda tutte le aziende e organizzazioni che offrono prodotti o servizi all’interno del mercato europeo, compresi gli operatori extra-UE che forniscono servizi digitali accessibili a cittadini dell’Unione Europea.

    In ottemperanza alla Legge Stanca, le imprese con un fatturato medio, negli ultimi tre anni di attività, superiore a 500 milioni di euro, già oggi sono obbligate ad adeguare siti, app e touchpoint digitali agli standard di accessibilità.

    Dal 28 giugno 2025 l’obbligo è esteso alle piccole e medie imprese, si applica alle aziende con 10 dipendenti o più e/o con un fatturato annuo superiore a 2 milioni di euro.

    Aziende private

    • E-Commerce, aziende tech e servizi digitali
      Tutti i siti web e le applicazioni che vendono prodotti o erogano servizi digitali devono essere accessibili. Questo vale per marketplace, piattaforme di prenotazione online, servizi di food delivery, streaming, cloud computing e simili.
    • Banche e operatori finanziari
      Gli istituti di credito, le banche digitali e i sistemi di pagamento (come PayPal, Stripe, ecc.) sono tenuti a garantire un’esperienza d’uso inclusiva per tutti gli utenti, anche tramite sportelli bancomat, home banking e POS.
    • Produttori di hardware e software
      Chi produce dispositivi digitali e sistemi operativi (smartphone, computer, e-reader, ecc.) o sviluppa software e applicazioni deve assicurare la compatibilità con le tecnologie assistive come screen reader, tastiere alternative e software di ingrandimento.
    • Startup e sviluppatori digitali
      Le nuove imprese e gli sviluppatori devono integrare i principi di accessibilità sin dalle prime fasi del design, per evitare interventi correttivi costosi e per rispettare fin da subito gli standard europei.

    Settore pubblico e fornitori della Pubblica Amministrazione

    • Pubbliche Amministrazioni
      Siti web, app e servizi digitali di enti pubblici (Comuni, Regioni, Ministeri, scuole, università, ecc.) devono essere accessibili, come già previsto dalla Direttiva UE 2016/2102 recepita in Italia.
    • Sanità e servizi essenziali
      Ospedali, ASL, cliniche e altri enti sanitari sono tenuti a garantire che i portali web, i sistemi di prenotazione e i servizi online siano fruibili anche da persone con disabilità.
    • Fornitori di servizi alla PA
      Le aziende che realizzano software, siti web o piattaforme per la Pubblica Amministrazione devono rispettare i requisiti dell’EAA, indipendentemente da dimensioni o forma giuridica. L’accessibilità è obbligatoria anche per i fornitori terzi.

    Le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro) potrebbero essere esentate dagli obblighi dell’EAA, ma è comunque raccomandato valutare caso per caso l’impatto normativo e l’adozione volontaria di buone pratiche di accessibilità.

    Termini e periodo di transizione dell’EAA

    L’EAA fa una distinzione importante:

    • Per i prodotti: Solo i prodotti immessi sul mercato dopo il 28 giugno 2025 devono essere conformi.
    • Per i servizi: TUTTI i servizi forniti ai consumatori dopo il 28 giugno 2025 devono essere conformi

    Questa distinzione è fondamentale. Per i servizi, non importa quando il servizio è stato creato per la prima volta: se continui a fornirlo dopo la scadenza, deve essere conforme ai requisiti EAA.

    L’EAA prevede periodi di transizione significativi per i servizi.

    L’European Accessibility Act si applicherà:

    • dal 28 giugno 2025 per tutti i nuovi prodotti e servizi;
    • i prodotti già immessi sul mercato prima del 28 giugno 2025 potranno continuare a essere venduti fino al 28 giugno 2030, anche se non conformi;
    • i servizi già forniti prima del 28 giugno 2025 dovranno essere adeguati entro il 28 giugno 2030, salvo modifiche sostanziali che comportino l’obbligo immediato di conformità.

    Sanzioni per la mancata conformità all’European Accessibility Act

    Il mancato rispetto dei requisiti previsti dall’European Accessibility Act, recepito in Italia con il Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82, comporta sanzioni significative sia per le aziende private che per la Pubblica Amministrazione.

    Per le imprese private

    Le aziende soggette alla normativa (con più di 10 dipendenti o fatturato superiore a 2 milioni di euro) che non garantiscono l’accessibilità di prodotti e servizi digitali possono incorrere in sanzioni amministrative pecuniarie da 5.000 a 40.000 euro, in base a:

    • gravità della violazione,
    • numero di prodotti o servizi non conformi,
    • numero di utenti coinvolti.

    Oltre alle sanzioni economiche, le autorità competenti (AgID per i servizi digitali, Ministero delle Imprese e del Made in Italy per i prodotti) possono:

    • ritirare prodotti dal mercato o vietarne la commercializzazione,
    • imporre sanzioni in caso di inosservanza delle disposizioni dell’autorità (fino a 30.000 euro),
    • aumentare le sanzioni in caso di recidiva o mancata collaborazione durante i controlli,
    • sanzionare eventuali organismi notificati che abbiano rilasciato certificazioni non valide.

    Inoltre, per le aziende con un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro, è prevista una sanzione aggiuntiva fino al 5% del fatturato, come stabilito dalla Legge Stanca e successive modifiche.

    Per la Pubblica Amministrazione

    Le PA sono soggette a sanzioni di tipo disciplinare nei confronti dei dirigenti responsabili del mancato rispetto dei requisiti di accessibilità, secondo quanto stabilito dall’art. 9 della Legge Stanca (L. 4/2004). Le misure possono includere:

    • richiami formali,
    • revoca dell’incarico,
    • responsabilità dirigenziale e disciplinare in base alle norme sulla performance.

    Inoltre, i contratti per lo sviluppo o aggiornamento di siti e app pubblici sono nulli se non prevedono esplicitamente il rispetto delle linee guida AgID (art. 4, comma 2 della Legge Stanca e circolare AgID n.3/2022).

    Infine, in caso di contestazioni, i cittadini possono rivolgersi al Difensore civico per il Digitale, il quale può attivare la procedura di verifica e, se le irregolarità non vengono corrette, può far applicare una sanzione fino al 5% del fatturato dell’ente responsabile.

    Come adeguarsi all’Accessibility Act?

    Per garantire la conformità da un punto di vista di accessibilità nei siti web entro la scadenza del 28 giugno 2025, ed evitare sanzioni o criticità operative, le aziende devono mettere in atto un piano strutturato, partendo da un’analisi accurata dello stato attuale del proprio sito web, delle app e dei servizi digitali.

    L’EAA richiama gli standard WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), in particolare la versione 2.1 e 2.2, che si fondano su 4 principi di Accessibilità:

    • Percepibile: le informazioni e i componenti dell’interfaccia devono essere presentabili agli altri utenti così che possano essere percepiti. Gli utenti devono essere in grado di percepire le informazioni che sono presentate. Gli elementi devono essere comprensibili da tutti i sensi.
    • Operabile: interfacce utilizzabili da tastiera o tecnologie assistive. L’interfaccia non può richiedere delle interazioni che l’utente non può fare.
    • Comprensibile: le informazioni e le operazioni dell’interfaccia utente devono essere comprensibili. Contenuti e navigazione chiari, semplici da usare.
    • Robusto: compatibilità con i vari dispositivi e tecnologie assistive. Ciò significa che gli utenti devono essere in grado di accedere al contenuto man mano che le tecnologie avanzano (man mano che le tecnologie e gli agenti utente si evolvono, il contenuto deve rimanere accessibile)

    1. Audit di accessibilità

    Il primo passo è un’analisi tecnica dettagliata, finalizzata a individuare tutte le barriere che ostacolano l’accesso ai contenuti digitali da parte di utenti con disabilità. L’audit include:

    • la verifica della conformità alle WCAG 2.1 livello AA, lo standard internazionale di riferimento per l’accessibilità digitale;
    • l’analisi della navigazione da tastiera e della compatibilità con tecnologie assistive (come screen reader e dispositivi alternativi), per garantire l’interazione a chi ha disabilità motorie o visive;
    • il controllo del contrasto cromatico e della leggibilità di testi ed elementi grafici, per favorire una corretta percezione da parte di persone con disabilità visive;
    • la valutazione dell’accessibilità di moduli online e percorsi di navigazione (come registrazione, checkout, compilazione form), per semplificare le interazioni digitali;
    • test con utenti reali, per validare l’efficacia e l’usabilità del sito in contesti concreti.

    Al termine viene fornito un report tecnico dettagliato, con l’elenco delle criticità individuate e una roadmap di interventi organizzata per priorità.

    2. Implementazione delle attività correttive

    Sulla base dei risultati dell’audit, si procede all’adeguamento delle piattaforme digitali secondo i requisiti normativi. Le azioni più frequenti includono:

    • l’ottimizzazione del codice per garantire la compatibilità con le tecnologie assistive;
    • il miglioramento dell’architettura informativa e della navigabilità, per rendere l’accesso ai contenuti più semplice e intuitivo;
    • la revisione dei testi e del linguaggio, con l’obiettivo di favorire chiarezza e comprensione per ogni tipo di utente;
    • l’adeguamento di moduli, documenti e contenuti multimediali, così da renderli fruibili anche tramite lettori di schermo o dispositivi alternativi.

    A seguito è richiesta la pubblicazione della Dichiarazione di accessibilità sul proprio sito Web (nel caso di PA su AGID).

    Modello di dichiarazione di accessibilità fornito da AGID

    3. Formazione del personale

    L’accessibilità è un processo continuo che richiede competenze diffuse all’interno dell’organizzazione. Formare il team che gestisce i contenuti digitali è essenziale per:

    • progettare e aggiornare contenuti accessibili nel tempo;
    • comprendere le implicazioni legali, tecniche e strategiche dell’EAA;
    • integrare l’accessibilità nei flussi di lavoro aziendali, trasformandola in un elemento di qualità e inclusione, non solo in un obbligo normativo.

    4. Monitoraggio e aggiornamento continuo

    Una volta raggiunta la conformità, è fondamentale mantenerla nel tempo. Questo comporta:

    • verifiche periodiche per assicurare che i contenuti restino accessibili con l’evolversi delle tecnologie;
    • l’analisi dell’esperienza utente, per individuare e risolvere nuovi ostacoli all’accessibilità;
    • l’aggiornamento costante rispetto ai cambiamenti normativi e alle linee guida internazionali.

    Un approccio proattivo alla gestione dell’accessibilità riduce il rischio di non conformità e contribuisce a offrire un’esperienza digitale di qualità, inclusiva e sostenibile nel tempo.

    Conclusione: L’importanza dell’European Accessibility Act per il tuo sito web

    L’entrata in vigore dell’European Accessibility Act in Italia segna un traguardo cruciale per costruire una società digitale più inclusiva, dove prodotti e servizi online siano accessibili a tutti, senza eccezioni. Per le aziende, adeguarsi a questi nuovi obblighi normativi non è solo un dovere legale, ma un’opportunità concreta per promuovere l’uguaglianza e migliorare l’esperienza di tutti gli utenti.

    Se vuoi rendere il tuo sito web conforme agli standard di accessibilità previsti dalla normativa europea e offrire un servizio davvero inclusivo, il nostro team è qui per aiutarti. Contattaci oggi stesso per una consulenza personalizzata e scopri come possiamo trasformare il tuo progetto digitale in un esempio di accessibilità e innovazione.

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    6 Giugno 2025/da elane
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    Regolazioni di accessibilità

    Offerto da OneTap

    Impegno per l'accessibilità di E-lane IT Solutions

    Presso E-lane IT Solutions, ci impegniamo a rendere la nostra presenza digitale il più accessibile e inclusiva possibile per tutti gli utenti, comprese le persone con disabilità. Il nostro obiettivo è migliorare l'usabilità di e-lane.it e supportare un'esperienza più accessibile per tutti, indipendentemente dalle capacità o dalle tecnologie utilizzate.

    Il nostro approccio all'accessibilità

    Cerchiamo di allinearci alle Linee guida per l'accessibilità dei contenuti web (WCAG), che definiscono standard riconosciuti a livello internazionale per l'accessibilità digitale. Sebbene non sia sempre possibile garantire la piena conformità, ci impegniamo ad apportare miglioramenti quando possibile e a rivedere regolarmente gli aspetti legati all'accessibilità del nostro sito. L'accessibilità è un processo continuo, e ci impegniamo a migliorare l'esperienza nel tempo, man mano che evolvono tecnologie, standard ed esigenze degli utenti.

    Funzionalità di accessibilità

    Per supportare l'accessibilità, e-lane.it può utilizzare strumenti come la barra di accessibilità OneTap. Questa interfaccia offre una serie di funzionalità utili, tra cui:
    • Dimensioni del testo e impostazioni di contrasto regolabili
    • Evidenziazione di collegamenti e testi per una migliore visibilità
    • Navigazione completa da tastiera dell'interfaccia
    • Avvio rapido tramite scorciatoia da tastiera: Alt + . (Windows) o ⌘ + . (Mac)
    Si prega di notare quanto segue:
    • La disponibilità e l'efficacia di queste funzionalità dipendono dalla configurazione del sito e dalla sua manutenzione continua.
    • Nonostante i nostri sforzi per garantire l’accessibilità, non possiamo assicurare che tutte le parti di e-lane.it siano sempre completamente accessibili. Alcuni contenuti potrebbero essere forniti da terze parti o influenzati da limitazioni tecniche al di fuori del nostro controllo.

    Feedback e contatti

    Accogliamo con piacere i vostri feedback. Se riscontrate barriere all'accessibilità o avete suggerimenti per miglioramenti, vi preghiamo di contattarci: Email: info@e-lane.it Siamo impegnati a esaminare tutte le richieste e a rispondere entro 3–5 giorni lavorativi. Se avete bisogno di assistenza per accedere a qualsiasi parte di questo sito web, saremo lieti di fornirla tramite canali alternativi su richiesta. Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2025
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